lunedì, 21 Giugno, 2021

Ulteriori informazioni, i fatti della settimana non detti

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PREMESSA

Questa rubrica, destinata ai lettori dell’Avanti ! on line, vuole portare alla loro conoscenza fatti e processi in atto nel grande mondo (e quindi ampiamente riportati e discussi dai maggiori organi della stampa internazionale) che, però, chissà mai perché, vengono ignorati travisati o commentati secondo la regola del minimo sindacale da parte della stampa nazionale (con l’eccezione dell’Avvenire e dell’Osservatore romano e, ma non sempre, del Manifesto).

 

IL NUOVO GOVERNO ISRAELIAN0

Perché e in quale prospettiva

“Crisi interna alla destra”. “Contrasti personali tra Netanyahu e i suoi antichi luogotenenti”. “Governo fragile e minato da insanabili contraddizioni”. Queste le valutazioni della nostra stampa. Una verità, ma del tutto parziale perché, se fosse così, il Nostro avrebbe la vittoria in tasca; tanto che a raggiungerla basterebbe corrompere o, peggio, spaventare a morte, qualche parlamentare di maggioranza (cose che stanno avvenendo sotto i nostri occhi).
Ma non è così. Perché lo scontro in atto ricorda in modo impressionante quello che vide i generali tedeschi contrapporsi a Hitler nel luglio del 1944. Così da salvare la Germania. Oggi Bennett afferma, e con ragione, che, il suo governo di unità nazionale “vuole salvare Israele”. In questo caso, non tanto dai suoi nemici, quanto da sé stesso.
Allora il tentativo fallì, per una serie di circostanze impreviste; ma non sarebbe comunque riuscito a salvare la Germania. Oggi sta riuscendo; perché a differenza di allora, il mondo esterno lavora compattamente a suo favore. Come risulta da quello che accade a Gaza.

GAZA

Come ci racconta l’Avvenire la rete di intese di cui avevamo dato notizia pochi giorni fa si sta concretizzando con eccezionale rapidità. E, in un certo modo, anche al di là delle più rosee aspettative.
C’è un accordo (tregua sine die, scambio dei prigionieri, apertura del confine, aiuti internazionali) e, questa volta, sancita formalmente e al più alto livello (è la prima visita ufficiale al Cairo di un alto dirigente israeliano dal 2008). Ma, in prospettiva, c’è molto di più; il passaggio di Gaza, e quindi, di Hamas e quindi dell’Islam politico, dalla tutela di Teheran a quella del Cairo. Avviato, qui e ora, dalla collaborazione in atto tra i servizi egiziani e quelli di Hamas e dall’apertura di una frontiera chiusa da gran tempo.

 

I DANESI SPIONI DELLA MERKEL E DI MACRON

Qui la notizia è stata data. Ma manca ancora un commento adeguato. E questo non ci sarà mai. Perché porterebbe a sottolineare un dato che è stato sempre davanti ai nostri occhi. E cioè che esistono due Europe: la prima, ufficiale, costruita intorno all’asse Parigi/Berlino. La seconda, di ufficiali, lungo l’asse America/Polonia, con propaggini a Nord e a Sud. La prima, gracile e piena di difficoltà. La seconda un po’ stagionata ma robusta.

AFRICA; LA FRANCIA DI MITTERRAND E QUELLA DI MACRON

Sui giornali francesi grandissimo spazio alla visita di Macron in Ruanda e al suo pubblico pentimento per le “responsabilità” anche se non le per le “complicità” francesi nel genocidio dei tutsi del 1994 (leggi: “abbiamo coperto in tutti modi il vostro disegno così da darvi la possibilità di compierlo; ma non abbiamo partecipato direttamente al medesimo”). E cominciano ad interrogarsi sul perché l’abbia fatto. E per quali considerazioni politiche. Ne sono state formulate, a tutt’oggi, tre: fare i conti, una volta per tutte, con il nazionalismo sempre più rancido, di Mitterrand; aprire alle imprese francesi nuovi e più sicuri mercati in Africa; e, infine, tastare il terreno da tutte le parti per garantire il necessario supporto internazionale ad un sempre più necessario disimpegno dalle sabbie mobili del Sahel.

MIGRANTI

Nel 2016 il 47% in Italia, il 46% in Grecia e il 3% in Spagna. Nel 2020 il 34% in Italia, il 15% in Grecia e il 43% in Spagna. A determinare questi mutamenti tutti, dico tutti, fattori endogeni. La Turchia, “paese serio” che blocca pressoché ermeticamente le frontiere, essendo pagata a questo scopo. La Libia, ancora incapace di seguire l’esempio turco perché paese ancora poco serio. Tunisia e Algeria in piena crisi economica e politica e, per ora, incapaci di provvedere. E, infine, il Marocco, che ha aperto bruscamente le dighe per colpire la Spagna, rea di sostenere, ben s’intende a parole, la causa del Polisario.

 

FRANCIA

A differenza di noi, la Francia sta uscendo molto male dalla pandemia. Discredito di Macron e del governo. Violenze nelle strade e nelle periferie. Attacchi della e alla polizia. Appello di militari in servizio a reprimere i disordini e a lottare contro le sinistre nemiche della Repubblica largamente condiviso nei sondaggi. E molte altre cose.
In Italia, le cose vanno invece in modo rilassato e consensuale.
In attesa che qualche superintellettuale ci spieghi le ragioni di questi diversi percorsi, contentiamoci della spiegazione più “volgare: che i francesi si attendono molto dallo stato e dal Capo; mentre noi…

 

STATI UNITI

In questi giorni è stata definitivamente affossata, prima ancora di nascere, la commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del 6 gennaio . In quasi 250 ani di storia è la prima volta che succede.
Mancherà allora qualsiasi ricerca della verità, operazione essenziale, per conservare le basi stesse su cui si fonda una comunità. Ed ognuno sarà libero di diffondere la sua. Rimangono così ad inquinare i pozzi le affermazioni dei senatori repubblicani: “non c’è stata nessuna invasione”; “ne abbiamo parlato fin troppo, adesso basta” “è stata una provocazione organizzata dalle sinistre eversive”; “era una folla festante che protestava contro brogli e soprusi.” Questo mentre la nuova star del trumpismo reagiva alla richiesta di portare la mascherina dicendo che si trattava della prima tappa di un processo che si sarebbe concluso nelle camere a gas”.
Alla fine, l’intervento determinante e, in un certo senso, ancora più ignobile del capogruppo al Senato, Mc Connell “non possiamo votare per una commissione d’inchiesta che nuocerebbe alle nostre fortune elettorali nel 2020. ( Di tutto questo torneremo a parlare nella prossima nota N.d.A)

 

VENEZUELA

Due anni fa, Guaidò veniva riconosciuto legittimo presidente del Venezuela da 50 paesi e nell’arco di pochi giorni; con una simultaneità che avrebbe giustificato un qualche sospetto.. Oggi, lui e Maduro, in una specie di convergenza parallela chiedono la rimozione delle sanzioni così da garantire, insieme, l’afflusso degli aiuti e la ripresa del dialogo.
Il denaro sarà anche lo sterco del diavolo; ma, per facilitare le cose è uno sterco indispensabile.

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