domenica, 17 Ottobre, 2021

Un altro cadavere. La mafia lombarda di cui nessuno parla

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Un giro silente ed efficace di malavita ben radicato nel varesotto e nell’hinterland milanese. L’ultimo fatto di cronaca rilevato è di oggi, il cadavere di un uomo tra i 35 e i 45 anni, è stato ritrovato murato all’interno di una parete di una abitazione di Senago, un paesino alle porte di Milano, i resti sono stati trovati grazie ai lavori di ristrutturazione che si stavano svolgendo in quell’appartamento. Una storia inquietante che ricorda gli omicidi della ndrangheta e che viene riportata solo dalla stampa locale. Ma non è la sola storia di rilievo che mette in luce quanto le organizzazioni criminali che si sono insediate in pianta stabile sul territorio, soprattutto nel settore edile. A Busto Arsizio il veleno delle cosche ha intaccato anche l’Arma dei carabinieri. Tre carabinieri sono stati accusati di fare favori alla criminalità gelese. Uno dei tre è deceduto poco tempo fa per cause naturali: per gli altri due la procura di Busto Arsizio ha chiesto il rinvio a giudizio. Entrambi prestavano servizio nella compagnia carabinieri bustocca: uno dei due è appena andato in pensione con evidenza pubblica sui giornali, l’altro è da poco stato trasferito senza incarichi specifici alla base Nato di Solbiate Olona.
Tutto parte dalle indagini di un omicidio, quello di Matteo Mendola, giovane bustese di origini gelesi assassinato il 4 aprile 2017, nei boschi di Pombia, in frazione San Giorgio, in provincia di Novara. La procura piemontese immediatamente intuisce che l’omicidio matura in un contesto bustese. Quella notte Matteo Mendola, trentenne di origini siciliane residente a Busto, aveva seguito nel Novarese due conoscenti con la convinzione di andare a commettere furti in villa. Ma era un tranello: l’operaio, in quei boschi, aveva trovato la morte, colpito con due spari.

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Riguardo l'Autore

Scrivo al volo, penso con la mano sinistra, leggo da ogni angolazione, cerco connessioni

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