venerdì, 16 Aprile, 2021

Un anno fa cambiava l’Italia

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Quella notte abbiamo appreso con stupore, e allo stesso tempo incredulità, che eravamo a ridosso di una pandemia. Il Covid-19 aveva deciso di colpire la sua prima vittima a Codogno, da dove tutto è iniziato, ma ancora non sapevamo che la nostra vita sarebbe cambiata radicalmente. Come puoi difenderti da un nemico invisibile! Un virus sconosciuto provocava quella polmonite bilaterale che i medici non riuscivano a curare, eppure eravamo in Occidente e soprattutto in Italia, dove la medicina era, ed è, tra le migliori del mondo. La situazione negli ospedali sfuggiva di mano, e di mano sfuggivano anche le vite dei pazienti che non riuscivamo a salvare. Riempivamo le rianimazioni, non si trovava più un posto. I primi mesi sono volati, li abbiamo trascorsi come zombi in balia dell’incertezza e della paura, mentre i cartelli già apparivano appesi nei terrazzìni dei palazzi di periferia e ci raccontavano la speranza “andrà tutto bene”; intanto i medici continuavano a tagliare gole per intubare i pazienti che aspettavano con fiducia il loro turno nelle lunghe file dei Pronto Soccorso. Come una scheggia impazzita il virus si era gettato con una ‘virulenza’ inaudita in Lombardia e più precisamente nel bergamasco e nel bresciano dove le vittime, spesso con il nome sbagliato, venivano portare via dai camion militari per essere cremate altrove. Come in un sogno arrivò l’estate e la bella stagione, pensavamo fosse finita! Pensavamo anche che il virus se ne fosse andato. Non era così! A settembre tutto è ricominciato peggio di prima, al punto tale che in autunno inoltrato le vittime erano raddoppiate rispetto alla prima ondata; ora siamo quasi a 100.000 morti e la primavera è ancora lontana. Un anno è passato, un anno che ha decimato la nostra storia, perché gli anziani sono la ricchezza di un Paese: sono coloro che ci hanno permesso di vivere il presente nella libertà e nel benessere, quegli anziani che non siamo riusciti, nonostante la scienza, a salvare. Abbiamo conosciuto la solitudine, abbiamo sentito la mancanza di un abbraccio, siamo diventati più egoisti.
Ci è mancato l’amore, ci è mancata, e ci manca ancora quella carezza che non riusciamo a fare nemmeno ora, ad un anno di distanza, alle persone care che vengono ricoverate in ospedale. Dio, che dramma! La notte tra il 20 e il 21 febbraio del 2020 come potevamo pensare che tutto ciò potesse accadere? Eravamo tutti intontiti, non sapevamo cosa fare, il nostro comportamento era irrazionale. Oggi, abbiamo il vaccino e la sfida con il Covid sembra vinta, ma non è così, sappiamo ancora così poco di questo virus. Solo quando riusciremo a quantificare i danni e a vedere le macerie potremo dire di esserne fuori e, rimboccate le maniche, iniziare di nuovo a lavorare e a vivere. Oggi non è il giorno della speranza, ma del ricordo, il ricordo dell’ospedale di Codogno da dove tutto è partito e la nostra vita è cambiata. Era la notte tra il 20 e 21 febbraio di un anno fa.

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Riguardo l'Autore

Angelo Santoro

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