mercoledì, 21 Aprile, 2021

Un anno fa l’uccisione di Soleimani. Filoiraniani in piazza

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Il tre gennaio di un anno fa un drone statunitense uccideva a Baghdad il generale dei Pasdaran Quassem Soleimani. Un aereo senza pilota del costo di 64 milioni di dollari, di alta tecnologia eliminò il Comandante delle Guardie iraniane della rivoluzione insieme ad altre nove persone del convoglio che era andato ad accoglierlo all’aeroporto di Baghdad. Fu il primo caso in cui un drone colpì a morte un comandante militare di un Paese straniero. In questo caso quattro razzi furono lanciati su due auto del convoglio polverizzandole completamente. Il corpo di Soleimani venne riconosciuto solo da un anello che portava abitualmente al dito. A un anno di distanza sono ancora imponenti le manifestazioni di protesta per quanto accaduto e decine di migliaia di sciti iracheni filoiraniani sono scesi in piazza a Baghdad per reclamare vendetta contro il ” grande Satana” degli Stati Uniti. In Iran oltre alle manifestazioni !’anniversario è stato ricordato anche con un annuncio preoccupante  Il capo dell’organizzazione per l’energia nucleare Ali Akbar Saleni ha annunciato il proposito di arricchire l’uranio al 20% nell’ impianto nucleare sotterraneo di Fordow. Un annuncio che è anche la risposta alla decisione di Donald Trump di alcune settimane fa di ritirare unilateralmente gli Usa dall’accordo firmato nel 2018 con il regime degli ayatollah. L’Agenzia internazionale per l’energia nucleare si è vista recapitare una comunicazione in questo senso dopo il placet del Presidente iraniano Hassan Rohani. Del resto Rohani lo aveva preannunciato come ritorsione all’ uccisione di uno scienziato a Teheran da parte del Mossad ,il servizio segreto di Israele. L’ arricchimento dell’ uranio al 20% è fondamentale per la realizzazione di una bomba atomica che si prevede possa essere completata in sei mesi. La decisione di Rohani è anche un campanello di allarme per il nuovo Presidente americano Joe Biden che in più occasioni aveva criticato il disimpegno in Medio Oriente deciso da Trump ma anche auspicato la ripresa del dialogo con Teheran. Aumenta così la tensione e la pressione nei confronti di Europa e Usa si fa sempre più intensa. Si continua a vietare l’ ingresso degli ispettori inviati dall’Agenzia per monitorare il livello di arricchimento dell’ uranio ma si comunica che questo sta avvenendo. Sotto l’ombrello nucleare e forse senza neanche usarlo il regime degli ayatollah potrebbe estendere la sua offensiva anti imperialista e terroristica provocando un ritorno alla politica degli armamenti incontrollati. Un’ulteriore conseguenza potrebbe essere che l’Iran, attraverso la minaccia nucleare, determinerebbe di imporre un controllo sulle vie di navigazione internazionale con esiti molto negativi sul commercio globale. Intanto il Ministro degli Esteri di Teheran Mohammad Javad Zarif, forse per mettere le mani avanti, ha denunciato il fatto che agenti provocatori israeliani stiano tramando attacchi alle forze americane da attribuire poi agli iraniani per fornire un casus belli a Trump per scatenare un attacco nel Golfo Persico, dove è arrivato un sottomarino nucleare degli Usa. Da parte sua Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele non permetterà all’Iran di disporre di armi nucleari. Il Medioriente si conferma il territorio più pericoloso per lo scoppio di una nuova guerra che avrebbe conseguenze disastrose per l’umanità.

 

Alessandro Perelli

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