martedì, 3 Agosto, 2021

Un flebile segnale di ripresa

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A fronte di un tasso di disoccupazione criticamente molto alto ad aprile, che colloca l’Italia al secondo posto dopo la Spagna nella classifica Europea, e con una perdita tendenziale di circa 190 mila occupati, è estremamente debole l’incremento occupazionale dello “zero virgola” registrato rispetto a marzo.
Rispetto ad un anno fa, la flessione robusta degli inattivi, si è riversata totalmente sulla disoccupazione, non portando miglioramenti sul versante della crescita occupazionale.
Assistiamo ad un flebile segnale di ripresa dei contratti a termine, forse incoraggiati dalla riapertura delle attività e dalle deroghe emergenziali alla normativa, ma in costanza di forti incentivi sulle assunzioni a tempo indeterminato, ci saremmo attesi anche una migliore performance del mercato sulla stabilità lavorativa, di cui viceversa non v’è purtroppo traccia nei dati.
Continua ad essere altissimo il tasso di disoccupazione dei giovani, circa 34 ogni 100 sono alla ricerca di un lavoro, e molto ampio resta il gap occupazionale di genere, con un differenziale di 17,4 punti percentuali a favore degli uomini. Qui c’è da intervenire in primis con un cambio di cultura e con adeguate politiche ed investimenti sia materiali che immateriali, in grado di ridurre la forbice.
Occorre dare una brusca accelerata al nostro mercato del lavoro, sia sul versante della crescita occupazionale, che deve basarsi imprescindibilmente sulla sicurezza e qualità del lavoro, sia su quello di un migliore ed esteso sistema di protezione sociale come ci ha insegnato, non da ultimo, questa pandemia. Inoltre, l’evoluzione tecnologica e quella digitale, entrate ormai a far piena parte del mercato del lavoro, devono spingere il sistema delle politiche attive, tra cui quelle formative, a riorganizzarsi per riorganizzare il lavoro, coniugandosi con le politiche passive.

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