domenica, 17 Ottobre, 2021

IL PAESE CHE VERRA’

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Oggi è stato pubblicato l’Annuario statistico italiano 2019, relativo allo scorso anno, messo a disposizione dall’Istat sul proprio sito web.
Il volume rappresenta un articolato ritratto dell’Italia, della sua evoluzione e ogni anno permette di realizzare un’analisi integrata della complessità dei fenomeni studiati.
Oggi, l’Annuario statistico italiano “si configura come una ricca e dettagliata raccolta di informazioni organizzate in 24 capitoli che abbracciano altrettante aree tematiche caratterizzanti la vita pubblica nazionale: l’ambiente e il territorio, la popolazione, l’istruzione e il lavoro, il quadro economico e il tessuto produttivo, il commercio internazionale e la finanza pubblica, l’offerta di servizi, il benessere dei cittadini, la cultura, la ricerca”.

Dalla lettura dell’annuario emergono dati molto interessanti, alcuni negativi mentre altri presentano il segno più: il complessivo aumento delle retribuzioni degli italiani, la preoccupante crescita del numero delle famiglie povere e la nuova composizione dei nuclei familiari.
Con riferimento alle famiglie, esse vengono stimate in 25 milioni e 700 mila. La caratteristica, sottolineata dall’Istat, è che i nuclei familiari, nel 2019, si presentano sempre più numerosi ma sempre più piccoli nel numero dei componenti.
In altre parole, aumentano nel numero ma con sempre meno membri: il “numero medio di componenti è passato da 2,7 (media 1997-1998) a 2,3 (media 2017-2018)”. Di conseguenza, si registra la crescita dei nuclei familiari uni personali, aumentati di oltre 10 punti in venti anni, passando “dal 21,5% nel 1997-98 al 33% nel 2017-2018”, fino a rappresentare oggi un terzo del totale.
Di contro, fa registrare la più alta contrazione il numero delle coppie con figli, pari al 33,2%.
Un altro dato, rilevato dallo zoom dell’Annuario, attiene al calo delle nascite. Si registra il minimo storico dall’Unità d’Italia: i nati vivi, che nel 2017 erano 458.151, nel 2018 passano a 439.747.
Tuttavia, la speranza di vita alla nascita (vita media), riprende ad aumentare, rispetto al 2016 e al 2017, attestandosi su 80,8 anni per i maschi e 85,2 per le femmine nel 2018.
Sempre nel 2018 continuano a diminuire i matrimoni con 191.287 celebrazioni, quasi 12 mila in meno in un anno. Nello stesso tempo diminuiscono le separazioni legali, da 99.611 (2016) a 98.461 (2017), mentre i divorzi, dopo il recente aumento dovuto all’entrata in vigore del ‘divorzio breve’, subiscono una contrazione e si attestano sui 91.629 eventi (7.442 in meno rispetto al 2016).
Un altro dato che balza all’occhio è quello relativo alla povertà delle famiglie italiane. Nel 2018, in Italia le famiglie in condizione di povertà assoluta sono un milione 822 mila (7,0 per cento), per un totale di oltre 5 milioni di individui poveri.

Le famiglie che subiscono un peggioramento di natura economica, rispetto ai dati del 2017, sono i nuclei dove è presente un solo genitore, (dal 9,1 per cento all’11,4 del 2018), tanto più se vi si trovano dei minori (dall’11,8 per cento al 16,8 del 2018). Difatti, l’incidenza della povertà assoluta rimane elevata fra i minori (12,6 per cento pari a un milione 260 mila minori) e raggiunge il minimo fra gli ultrasessantaquattrenni (4,6 per cento).

Una nota lieta, in un mare di dati negativi, è rappresentata dalla crescita, seppure contenuta, delle retribuzioni. Nel 2018 le retribuzioni contrattuali orarie, nel totale economia, sono tornate ad aumentare (+1,5 per cento) spezzando una dinamica discendente che durava da ben nove anni.
La crescita delle retribuzioni è per lo più dovuta agli aumenti retributivi previsti per la quasi totalità dei dipendenti pubblici (+2,6 per cento) dopo il blocco contrattuale in vigore dal 2010. Nel settore privato la crescita ha presentato un andamento più regolare (+1,1 per cento), facendo registrare una variazione più favorevole nei servizi privati (+1,3 per cento) rispetto alla dinamica del settore dell’industria (+0,9 per cento). Aumenti di analoga entità si osservano per le retribuzioni contrattuali per dipendente.

In complessivo, l’insieme di questi dati, come sottolinea l’Istat, rendono l’Italia uno dei Paesi più vecchi al mondo, con 173,1 persone con 65 anni e oltre ogni cento persone con meno di 15 anni al 1 gennaio 2019.

Paolo D’Aleo

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