martedì, 26 Ottobre, 2021

Un paradigma rivoluzionario per sopravvivere

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Ancora oggi i media presentano messaggi in cui si prospetta la necessità di salvare l’ambiente dall’impatto della civiltà umana, in una prospettiva in cui sembra che la natura sia in pericolo e che l’essere umano debba salvarla. Varie associazioni ambientaliste si cullano tuttora su questo illusorio paradigma.

Come se stessimo percorrendo un sentiero accidentato e rischiassimo di renderlo con il nostro passaggio, inutilizzabile. Ma, a ben guardare, siamo noi che, percorrendolo, rischiamo di rovinare le nostre gambe e non solo.

Nei versetti della Genesi 26-28, leggiamo “26E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”. 27Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. 28Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra”. Da una interpretazione eminentemente antropocentrica e dominante, si è fatto derivare il pregiudizio in base al quale l’uomo è destinato ad essere il signore e padrone della Terra e di tutto ciò che in essa vive, trascurando però il fatto che “essere creati a immagine e somiglianza di Dio”, comporta un preciso impegno morale ed una responsabilità estesa non solo agli altri esseri umani, ma anche a tutta la natura. Su questo aut aut tra homo sapiens naturalis e homo demens vorax, si gioca non tanto il destino della Terra, ma quello della stessa sopravvivenza dell’essere umano su questo pianeta.
Ormai anche la filosofia, con le riflessioni di Wilson, Boff ed Ercolani si orienta verso un nuovo umanesimo, quello che ci può rendere finalmente consapevoli che, in un mondo in cui la popolazione tende a crescere esponenzialmente e le risorse energetiche ed alimentari a ridursi drasticamente, parallelamente alla devastazione degli ambienti dai quali esse si ricavano, in pericolo non è tanto una natura in grado di rigenerarsi perennemente, ma la permanenza stessa degli esseri umani che ne hanno un bisogno vitale.

Se dunque la natura può fare a meno dell’essere umano, lasciando spazio ad altri esseri viventi meno distruttivi ed invasivi, l’essere umano non può fare a meno della natura e delle risorse da cui egli trae alimento indispensabile per la sua sopravvivenza. Questo è il nuovo paradigma del secolo XXI e del terzo millennio. Su questo si gioca non tanto il futuro della Terra, ma quello della permanenza dell’umanità sull’unico pianeta in cui essa può ancora dimorare.
Di fronte a tale sfida epocale l’umanità può proseguire indifferente verso il baratro, può cercare delle soluzioni che avvantaggino una élite destinata a sopravvivere a scapito di moltitudini abbandonate ad una lotta sempre più convulsa e caotica per la sopravvivenza, oppure trovare urgenti rimedi, soprattutto per modificare in tempi rapidi il modello di economia e di società oggi dominante che è quello che è proiettato a “dominare e sfruttare” natura ed esseri umani esclusivamente per trarne profitto.

Appare piuttosto evidente che l’andamento in atto, tra questi tre, è il secondo, e la riprova è l’utilizzo di sempre più ingenti risorse economiche per sviluppare una tecnologia che, da una parte metta al riparo chi accumula profitti sempre più ingenti, e dall’altra possa scongiurare il pericolo che le moltitudini abbandonate ad un consumo indiscriminato o ad una impossibilità di sopravvivere, con i conflitti, le migrazioni ed il proliferare di organizzazioni criminali che ne conseguono, possano minacciare le minoranze sempre più esigue che pretendono di esercitare sul pianeta il loro ruolo dominante.
La stessa diffusione della tecnologia è strumentale a questo scopo. Si tratta di sviluppare sistemi di comunicazione e di informazione che siano al contempo sempre più rapidi, ma anche tali da bloccare, nella loro immediatezza, ogni possibilità di riflettere sia sulle comunicazioni sia sui messaggi con esse diramati.
La misurazione del quoziente intellettivo medio dell’umanità è iniziata con gli albori del XX secolo ed è proseguita fino al 2009, riscontrandone una crescita ininterrotta. Dal 2009, invece, si è avuto, per la prima volta in più di un secolo, un calo del quoziente intellettivo medio, parallelamente allo sviluppo di tecnologie sempre più avanzate come l’uso della fibra, degli smartphon, o delle piattaforme mediatiche e della messaggistica istantanea gratuita.

La profezia di Marshall Mc Luhan, in base alla quale “il medium è il messaggio”, dopo poco più di 50 anni, sembra oggi pienamente realizzata, per cui «Una volta che abbiamo consegnato i nostri sensi e i nostri sistemi nervosi alle manipolazioni di coloro che cercano di trarre profitti prendendo in affitto i nostri occhi, le orecchie e i nervi, in realtà non abbiamo più diritti. Cedere occhi, orecchie e nervi a interessi commerciali è come consegnare il linguaggio comune a un’azienda privata o dare in monopolio a una società l’atmosfera terrestre» Abbiamo già oggi società che hanno il monopolio di beni comuni essenziali come la terra e l’acqua, e ovviamente anche il “fuoco”, in termini energetici, quando avranno anche il monopolio delle aree esenti da agenti atmosferici inquinanti, magari riservando l’uso di aree protette solo alle élite dominanti, il loro dominio sarà completo su tutta la Terra e su tutti i suoi componenti essenziali, già celebrati dagli antichi come Empedocle come archetipi divini

Grandi gruppi monopolistici stanno investendo enormi risorse in progetti in cui il futuro veda una umanità mescolarsi anche biologicamente e tecnologicamente con le macchine, ovviamente mediante l’uso di una tecnica che si fa essa stessa non più mezzo, ma fine per una trasformazione evolutiva (o involutiva a seconda dei punti di vista) che vedrebbe l’essere umano del futuro trasformarsi in cyborg, metà biologico e metà tecnologico, per avvicinare sempre di più la prospettiva di un prolungamento della vita fin quasi alle soglie dell’eternità a pochi eletti, in grado di manipolare e sfruttare tutto il resto per conseguire tale scopo.
Questi gruppi oggi si autofinanziano soprattutto utilizzando il web, contando cioè già sulla riduzione dell’essere umano a troglodita di uno spazio globale circoscritto dalle ombre proiettate dai media, esattamente come nel mito della caverna di Platone, al punto che immaginare una società di esseri umani che possono fare a meno del PC o degli smartphone è come essere abbagliati dal sole uscendo dall’antro stesso in cui si vive confinati, e quindi essendo impossibilitati a muoversi e ad orientarsi, almeno nell’immediato
Possiamo dunque immaginare una società e civiltà diversa da quella in cui sembriamo ormai immersi come pesci che non possono uscire dalla vasca in cui nuotano e vengono allevati? Una vasca che però è ormai colma di rifiuti che non si sa più dove mettere, è rischiosamente infetta a causa di virus capaci di muoversi sempre più rapidamente in ogni angolo del globo, rispetto ad ogni altro sistema di trasporto, che vede crescere a dismisura lotte intestine di pesci piccoli destinati a divorarsi tra loro, per essere infine pasto per quelli più grossi.
Se anche l’immaginazione, che è il nutrimento essenziale dell’intelligenza, se ne va, con l’uso progressivo di strumenti elettronici che ti impediscono di usarla, come quando vedi un film, invece di leggere un romanzo, la prospettiva è sicuramente molto complicata.
E allora forse, nel tramonto delle ideologie e dei progetti di emancipazione collettiva, come apparivano nello scorso secolo, assisteremo alle lotte tra le varie élite, tra “illuminati” profeti di un mondo in cui l’essere umano capisce finalmente di essere inconsistente se non relazionato in maniera reciprocamente ambivalente con esseri umani e natura, e “malefici” assertori del dominio di una oligarchia di macchine con sembianze umane, su tutto ciò che resterà della Terra dopo il passaggio della loro devastazione
Sembra una fiaba o la trama di un fantasy destinato ad una serie per una piattaforma televisiva, ma è la realtà e non è detto che abbia un lieto fine. A meno che non si faccia strada la terza ipotesi, capace di coniugare indissolubilmente questione sociale e questione ambientale, in una prospettiva ecosociale ed ecosolidale. Ma questa più che una favola, visti gli assetti dominanti, è un’altra storia, quella di una rivoluzione.

 

Carlo Felici

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Riguardo l'Autore

Docente abilitato in Lettere, Storia e Filosofia per la scuola secondaria. Redattore dell'Avanti! on line. Ricercatore di storie poco note e controcorrente.

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