lunedì, 6 Dicembre, 2021

Un patto per il Colle

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Nel mio intervento alla Direzione del Psi di ieri ho lanciato una proposta che lo stesso segretario Vincenzo Maraio mi ha confessato di apprezzare. La proposta é quella di stilare un patto di azione unitaria, in occasione dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica, tra parlamentari del Psi, di Italia viva, di Azione e di Più Europa per individuare un candidato comune da sottoporre al polo di centro-sinistra e di centro-destra.

Un nome, o una rosa di nomi se si preferisce, e soprattutto un metodo per arrivare a un’intesa più larga possibile. Quest’area dispone oggi di una cinquantina di parlamentari. E non sono pochi. Prevalente é la componente che fa capo a Renzi, che mi pare interessato a far pesare i suoi voti. Certo nella situazione presente nessuna forza politica é in grado di disporre della totalità dei voti del suo gruppo. E il voto segreto è sempre un enigma. Pensiamo al caso Prodi (e agli oltre 100 franchi tiratori del Pd) e, prima, al caso Forlani, non eletto presidente della Repubblica a causa delle ambizioni di Andreotti e della contrarietà di una decina di socialisti. Io stesso ne fui involontario testimone, perché di fianco a me, nell’aula di Montecitorio, l’on. Cristofori, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, andreottiano di ferro, faceva vedere ai colleghi la sua scheda immagino per persuadere che anche gli andeottiani votavano Forlani. Poi, alla chiama, Cristofori si mise in tasca la scheda che aveva mostrato e da un pacco di giornali, che teneva stretta tra il braccio opposto e il costato, estrasse un’altra scheda che depositò nell’urna. E parliamo del maggio del 1992 e di esponenti di partiti ancora solidi e con discipline interne da rispettare. Figurarsi oggi. Ogni partito, pensiamo ai Cinque stelle che hanno già perso oltre cento parlamentari e ove anche i rimasti litigano su tutto, non può garantire compattezza. Nemmeno il Pd diviso tra lettiani e anti lettiani, nemmeno la Lega alle prese col conflitto tra Salvini e Giorgetti, nemmeno Forza Italia, ove le posizioni dei tre ministri sono in aperto dissidio con quelle di Berlusconi. Allora? Allora solo un vero candidato di unità nazionale oggi può passare. Certo Draghi sarebbe il numero uno, ma quasi tutti, tranne Giorgetti che ha proposto per lui (col suo Franco presidente del Consiglio) un semi presidenzialismo alla francese de facto, hanno mostrato di preferirlo a Palazzo Chigi fino alla fine della Legislatura e alcuni anche dopo. Per questo una pattuglia mediana di cinquanta parlamentari potrebbe giocare una partita importante e forse anche decisiva.

 

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