domenica, 28 Novembre, 2021

Bellodi: perché “l’ombra di Gheddafi” è ancora lunga

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È il 1969 quando con un colpo di Stato un giovane capitano, nato e cresciuto nel deserto da una famiglia di pastori, prende il potere in Libia. Si chiama Muammar Gheddafi e resterà per oltre quarant’anni a capo del paese, assumendo col tempo ruoli diversi, a volte opposti e contraddittori, nello scacchiere geopolitico internazionale: «cane rabbioso» per la Casa Bianca negli anni Settanta, «alleato strategico» dopo l’11 settembre, semplicemente il qaid, la guida, in patria. Una patria, quella libica, che in fondo a Gheddafi somiglia da sempre: «È il luogo della massima imprevedibilità, un Paese che non è, uno Stato da inventare».

Dal colpo di stato all’“invenzione” della Libia, tra sfruttamento del petrolio, equilibri tra tribù e rapporti con gli Stati Uniti e l’Occidente. Ma anche il ruolo di sostegno al terrorismo internazionale, la creazione di un tesoro nascosto che è ancora un mistero irrisolto e una caduta rovinosa che ha aperto nuovi scenari nel Mediterraneo.

Questi alcuni dei temi al centro di “L’ombra di Gheddafi. Soldi Terrore Petrolio”, il libro di Leonardo Bellodi, uscito in libreria e nelle piattaforme online il 28 settembre scorso.

Il libro – edito da Rizzoli -, che viene pubblicato in concomitanza con l’anniversario dell’uccisione del leader libico, avvenuta il 20 ottobre 2011, punta a ricostruire passo dopo passo l’ascesa di Muammar Gheddafi e i suoi anni al potere in Libia, fino alla tragica fine, per indagare i rapporti che il suo regime ha intessuto con i vicini arabi e con l’Occidente e comprendere quali eredità la questione libica eserciti ancora sullo scenario mediterraneo.

Pagine che ricostruiscono, passo dopo passo, l’ascesa di Gheddafi e i suoi anni al potere, andando a indagare quei rapporti, sempre cangianti e sempre decisivi, che il suo regime ha intessuto con i vicini arabi e con l’Occidente. Una rete costruita attraverso il petrolio, attraverso l’appoggio ai terroristi negli anni Settanta e Ottanta e la conversione dei primi Duemila, ma soprattutto attraverso il fiume di petrodollari con cui la Libyan Investment Authority è entrata nei gangli del tessuto economico mondiale.

Un documentatissimo lavoro di ricerca e ricostruzione per riflettere sui conti lasciati in sospeso con la Libia di Gheddafi e con quella odierna, con uno sguardo attento all’Italia, interlocutore privilegiato e ancora oggi interessato a tenere vivi i legami economici e a trovare una soluzione alla crisi migratoria.

Leonardo Bellodi è adjunct professor presso la Luiss Business School, già Evp government affairs di Eni e senior advisor della Lia, il fondo sovrano libico creato da Gheddafi. Nato a Venezia e laureato in giurisprudenza, affina le sue competenze specializzandosi in diritto internazionale e commerciale e inizia il suo percorso professionale nelle Nazioni Unite. Editorialista per testate italiane e internazionali, è autore di diversi saggi e di manuali universitari. Attualmente ricopre il ruolo di membro dell’Executive Office of Anti-Money Laundering and Counter Terrorism Finance, ufficio del governo degli Emirati Arabi Uniti incaricato di condurre la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.

Redazione Avanti

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