domenica, 13 Giugno, 2021

Una riforma improcrastinabile

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Si discute molto di riforme ma alcuni temi non entrano nell’agenda della politica italiana perché essa cerca soprattutto il consenso, ma talvolta è necessario agire ottenendo l’impopolarità per il benessere futuro della collettività, lo sosteneva Sandro Pertini, il presidente più amato dagli italiani. In Italia nel luglio del 2020 i comuni erano 7903 , un numero davvero rilevante che ha avuto origini lontane. Infatti il grande numero dei comuni ha avuto origine per rendere vicine le amministrazioni ai cittadini locati nei territori ove i sistemi di collegamento erano precari e lenti. Infatti il sistema della rete dei comuni trae origine dall’unità d’Italia a metà dell’ottocento.

 

I processi evolutivi

Da allora la società italiana ha subito enormi processi evolutivi, l’Italia paese agricolo sino al 1951, con l’industrializzazione la mobilità nel territorio ha subito ha subito grandi variazioni con notevoli migrazioni interne. Il Nord del paese e le zone industriali sono state poli di grande attrazione nel dopoguerra. Orbene ha senso mantenere comuni di ridottissime dimensioni con popolazioni di poche centinaia di abitanti in una società della comunicazione come la nostra? Vi sono comuni come Laghi ( VI ) con 114 abitanti o Pedesina (SO) con 32 abitanti , ma più della metà dei comuni italiani ha meno di 2500 abitanti . Se si considera che il costo medio di un dipendente comunale è di 35.000 euro all’anno è chiaro che l’equilibrio economico di questi enti è impossibile.

 

Comuni associati

Creare quindi comuni associati è una scelta necessaria ed opportuna. Essi mantengono i nomi degli aggregati ma razionalizzano la struttura burocratica unitaria con uffici decentrati polifunzionali. Si recuperano così risorse da investire in servizi quantomai necessari in questo momento storico di grave crisi demografica. Infatti oggi il tasso di natalità in Italia è al 5 per 1000, il più basso nel mondo, se tale tasso rimanesse per i prossimi anni, nel 2050 la popolazione italiana si dimezzerebbe. La ragione deve prevalere sui campanilismi che non hanno più senso e significato e sono strumento di conservazione non di poltrone, ma di sgabelli locali. In passato si è cercato di incentivare le aggregazioni con benefici economici, ma il risultato è stato molto modesto. E’ quindi necessaria una legge che imponga l’aggregazione dei piccoli comuni per giungere a dimensioni ragionevoli, che potrebbero essere di almeno 10.000 abitanti. Si dimezzerebbero i comuni in Italia con benefici effetti economici e con la digitalizzazione si faciliterebbe l’accesso ai comuni nella loro più articolata struttura. Insomma , occorre coraggio per creare un futuro migliore alle nuove giovani generazioni.

 

Fabrizio Ferrari
Già docente di sociologia nella Università degli Studi di Padova

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