venerdì, 14 Maggio, 2021

Ungheria, Orban uscito dal Ppe gioca la sua partita interna

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Non ha destato molta sorpresa il fatto che mercoledì scorso Viktor Orban abbia deciso l’abbandono da parte dei suoi parlamentari del Gruppo del partito popolare al Parlamento europeo. La decisione non è intervenuta per ragioni direttamente politiche ma in risposta a un mutamento del regolamento interno del Gruppo che però, se applicato a Fidesz, avrebbe automaticamente provocato sospensioni o esclusioni. Per anticipare questa possibilità, definita antidemocratica e ostile agli elettori ungheresi, Orban ha tolto i suoi parlamentari dal Gruppo popolare. Del resto recentemente il capo delegazione di Fidesz Tamas Deutsch aveva accusato il Presidente del Gruppo popolare Manfred Weber di usare il linguaggio proprio della Gestapo con l’ Ungheria, ma questi aveva tirato dritto e neppure le telefonate di Orban lo avevano fatto deflettere dall’idea di cambiare i regolamenti interni del Gruppo. Mercoledì si e’ dunque evidenziata la spaccatura che aveva visto negli ultimi mesi allontanarsi sempre di più le posizioni del Premier magiaro da quelle della Commissione Europea su temi di enorme importanza. Capofila del patto di Visegrad, Orban aveva perorato la linea dura sul fronte delle migrazioni adducendo resistenze perfino per la concessione dell’asilo politico, spesso impedito da artifici burocratici costruiti appositamente. Inoltre, insieme alla Polonia, era stato protagonista del blocco alle previsioni di bilancio e al Recovery fund alla fine approvati solo grazie ad una lunga mediazione di Angela Merkel. Negli ultimi tempi poi non aveva rispettato le disposizioni europee sui vaccini per l’epidemia da coronavirus aprendo le porte dell’Ungheria al vaccino russo Sputnik e a quello cinese prima dell’ approvazione dell’agenzia di controllo scientifico europea competente. Quali saranno le prossime mosse di Viktor Orban? Dimessisi da Gruppo, il leader ungherese è ancora membro, pur sospeso, del Partito popolare anche se l’allontanamento da questa forza politica parrebbe consequenziale. Ma per approdare dove a livello europeo, visto che da parte sua, pur con tutte le critiche alla sua conduzione, non ha mai messo in dubbio, anche per evidenti vantaggi economici, l’appartenenza all’Unione Europea? Un approdo potrebbe essere il Gruppo di identità e democrazia con la Lega. E in effetti Salvini è stato fra i primi a esprimergli solidarietà anche se la presenza della Lega nel Governo europeista di Mario Draghi e le propensioni di Giorgetti a un entrata nel Gruppo popolare europeo non sembrerebbero privilegiare questa ipotesi. Forse più logico sarebbe un ingresso nel Gruppo conservatori e riformisti, dove troverebbe i polacchi del Pis suoi alleati di Visegrad e il cui ingresso è stato auspicato anche dal capogruppo italiano Raffaele Fitto del partito di Giorgia Meloni. Staremo a vedere. Una cosa è certa: Viktor Orban cercherà di sfruttare una volta di più sul piano interno gli effetti delle sue scelte, presentandole come il risultato delle inique, a suo dire, interferenze dell’Unione Europea sui diritti e sulle libertà degli ungheresi di poter scegliere il loro futuro.

Alessandro Perelli

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