mercoledì, 12 Maggio, 2021

Unione degli Studenti Universitari in mobilitazione nazionale: abilitazione per tutti!

0

Il 4 giugno, con l’estate alle porte, l’Unione degli Studenti Universitari ha promosso la “Mobilitazione Nazionale – Abilitazione per tutti!”.

Il caldo pomeridiano, temperato da una leggera brezza, ha accolto la giovane manifestazione davanti l’obelisco di piazza Montecitorio. Non ultimi e muniti di bandiera – ammainata per rispetto della tematica, trasversale ed apartitica -, i giovani socialisti della Federazione Metropolitana di Roma.

Nonostante la paura del Covid erano davvero in tanti i praticanti avvocato, i praticanti psicologi, i praticanti farmacisti ed altri rappresentanti del “manca solamente l’abilitazione” che hanno chiesto al Governo una  cosa sola:

Abolire l’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio delle professioni ordinistiche e rendere le lauree abilitanti, come già è stato fatto, negli scorsi mesi, per medicina e chirurgia.

 

Perché ne hanno bisogno?

Perché tra le mani hanno solamente un pezzo di carta e questo, nel mercato dei “lavoratori”, li pone in svantaggio rispetto alla pletora degli abilitati.

Perché adesso?

Perché il Covid ha messo in crisi il sistema di “attesa”, sempre foraggiato dall’economia familiare ed oggi non economicamente sostenibile.

Per domani, inoltre, è necessario ripensare le nuove modalità di esame.

Mentre le lobby editrici (forse le uniche davvero in crisi), sembrano ostacolare il rinnovamento delle modalità dell’esame di avvocato – è un caso che la riforma che doveva abolire gli “aggiornatissimi codici commentati” sia slittata più volte!?-, la lobby dei “già avvocati (a tasca vuota)”  festeggia una volta superato il terno al lotto; il problema sarà degli altri, quelli della prossima sessione d’esame.

Vengono meno, così, i buoni propositi del numero chiuso a Giurisprudenza o, ancora, la necessaria istituzione di una Scuola Nazionale della Pubblica Amministrazione.

Insomma riforme organiche, inserite in un chiaro progetto per il futuro.

Chi più ne ha più ne metta, ma in questo momento il silenzio è assordante.

Tra le più potenti, che spilla soldi (anche in nero) come birra al pub, la lobbies dei corsi di formazione si agita in senso contrario mentre i giovani praticanti chiedono a Conte -“avvocato degli italiani”-, di farsi carico della loro esigenza, anche lavorativa.

La questione è semplice, l’abilitazione non garantisce una posizione lavorativa.

Se a questo ultimo esame si è affidata la scrematura della futura classe professionale il problema è a monte.

E’ la mancata serietà della scuola pubblica che nelle classi elementari, medie, istituti superiori e università, non boccia.

Peggio ancora è sentire da insegnanti disillusi che lì, tra i banchi di scuola, si apprende la mediocrità perché fare bene non ripaga.

Giusto o sbagliato?

A tempi di Covid sono state prese molte decisioni, ma perpetrane una ingiusta a danno dei giovani praticanti sembra disgustoso.

La risposta, dicono i politicanti, è prossima al “decreto rilancio” ma in questo, siamo certi, si faranno distinzioni inique.

 

Per gli aspiranti avvocati la proposta è semplice: se hai fatto la pratica ( per loro è di 18 mesi) dovresti essere abilitato alla professione.

 

I giovani chiedono a gran voce la politica dei fatti. Basta chiacchiere, agire con riformismo rivoluzionario.

“Di fatti” i socialisti si erano già resi promotori. Nell’anonimato mediatico imposto dalle lobbies, già nel 2019, il Sen. Nencini avevano presentato una importante proposta di riforma alla legge 31 dicembre 2012, relativa all’esame abilitante alla professione di avvocato. Proposta rimasta inevasa dalla commissione.

Nella necessità di risposte immediate, che vede molti “figli a carico” soffrire l’impossibilità di contribuire al sostentamento della famiglia ed al progresso sociale e materiale della nostra comunità nazionale, si pone l’urgenza di dare una risposta adeguata.

Ripartire dalla scuola è certo, ma aiutare i ragazzi ad essere autonomi è un dovere.

Antonio Musmeci Catania

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Polemico, pronto alla sfida e disponibile a mettere in discussione la propria idea. Antonio Musmeci Catania è dottore in Giurisprudenza, indirizzo comparato europeo e transnazionale, presso l'Università degli Studi di Trento. Si laurea nel 2016 con la tesi di ricerca in sociologia del diritto dal titolo: "Decriminalizzazione di alcune attività criminali: La regolamentazione delle sostanze stupefacenti – Nuova politica di contrasto alla macro e micro criminalità organizzata". Ad oggi collabora con il mensile Mondoperaio e con l'Allora! Il giornalino degli italiani in Australia. Dopo una breve esperienza in qualità di sottufficiale della marina mercantile italiana riprende gli studi grazie alla borsa di studio per merito della Fondazione Roma Terzo Pilastro Internazionale e nel 2019 si diploma al master di II livello Lumsa in “Esperti in politica e relazioni internazionali” con la tesi di ricerca in storia del pensiero politico dal titolo: "La democrazia governante, Craxi e la grande riforma - Le resistenze partitiche alla necessità di cambiamento". A seguito dello stage presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Pubblica Amministrazione - ufficio per le attività internazionali-, decide di approfondire le tematiche relative al made in Italy attraverso il master in Global Marketing, Comunicazione & Made in Italy realizzato dal Centro Studi Comunicare l'Impresa in collaborazione con la Fondazione Italia Usa. Ad oggi lavora, studia e continua a scrivere per voi!

Leave A Reply