venerdì, 7 Maggio, 2021

Usa, collegio elettorale conferma l’elezione di Biden

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Finalmente, come da copione, il Collegio elettorale dei grandi elettori ha incoronato Joe Biden. Alla fine sono stati 302 i consensi andati a Biden contro i 232 di Donald Trump.
Il 20 gennaio 2021 ci sarà la cerimonia di insediamento. Subito dopo l’annuncio della proclamazione ufficiale il neo Presidente ha sottolineato: “La volontà del popolo ha prevalso, la vittoria è chiara”.
Riferendosi a Donald Trump, che non ha presentato una lunga serie di azioni legali, Biden ha ribattuto: “La democrazia americana ha funzionato perché i suoi ricorsi sono stati tutti giudicati senza merito. E comunque se qualcuno ancora non lo sapesse quello che batte profondamente nel cuore del popolo americano è questo: la democrazia”.
Immediatamente dopo, Trump ha annunciato: “William Barr lascerà la Casa Bianca prima di Natale per passare le vacanze con la sua famiglia”.
Il ministro della giustizia dell’amministrazione uscente, cui Trump si era inizialmente affidato per condurre tanta parte della battaglia legale volta a rovesciare l’esito delle urne, si è dimesso. Barr, grande sostenitore di Trump, ad un certo punto ha preso le distanze, sottolineando che non sono emerse prove di brogli elettorali.
Il presidente uscente ha sottolineato l’incredibile lavoro ed ha precisato che l’incarico sarà assunto dal vice procuratore generale Jeff Rosen, per poco più di un mese, fino all’insediamento del nuovo presidente.
Biden, intanto, riprendendo uno dei temi centrali della sua campagna elettorale, ponendo indirettamente l’accento su una delle accuse più spesso rivolte a Trump, vale a dire non aver fatto abbastanza contro il covid, fa sapere: “Ci aspetta un lavoro urgente da fare: mettere la pandemia sotto controllo e vaccinare la nazione contro il virus”.
I dati pubblicati quasi contemporaneamente all’annuncio della vittoria definitiva del candidato democratico sono preoccupanti. Nel giorno in cui si inizia la vaccinazione di massa, i morti per il covid-19 in Usa hanno superato quota 300 mila: sono 300.267, mentre i casi di contagio, dall’inizio della pandemia, sono saliti a 16 milioni 388 mila.
Biden ha aggiunto: “Un’emergenza non solo sanitaria, ma anche sociale: dobbiamo fornire aiuto immediato di cui hanno bisogno tanti americani così duramente colpiti. Far riprendere l’economia come mai prima d’ora”.
Di certo il giuramento si terrà con modalità che Washington non ha mai visto nella sua storia.
Dopo l’ufficializzazione dell’elezione del nuovo presidente, il presidente russo, Vladimir Putin, si è congratulato per la prima volta con Joe Biden.
Nel suo messaggio all’omologo statunitense, l’ufficio stampa del Cremlino ha comunicato: “Putin ha augurato al presidente eletto ogni successo e ha dichiarato che da parte sua è pronto a collaborare ed avere contatti con la nuova amministrazione”.
Putin era uno degli ultimi leader mondiali che ancora non si era congratulato con Biden. Il Cremlino ha sempre detto che lo avrebbe fatto solo quando il risultato delle elezioni, contestato da Donald Trump, sarebbe stato ufficiale.
Nel telegramma inviato a Biden, Putin ha sottolineato: “I loro Paesi hanno una particolare responsabilità per la sicurezza e la stabilità globale”.
Il capo del Cremlino ha auspicato che Russia e Stati Uniti possano, nonostante le differenze, contribuire realmente a risolvere molti problemi e sfide che il mondo sta affrontando.
Dopo la proclamazione di Biden dai grandi elettori, tuttavia, si dice che non è finita perché la democrazia americana nella sua semplicità è complessa.
I voti del collegio elettorale saranno inviati al Congresso che li conterà alle 13 del 6 gennaio del 2021 in seduta congiunta. Sarà il presidente del Senato, in questo caso Mike Pence, a proclamare il vincitore. Nel 2013 a Biden spettò il compito di annunciare la sua rielezione alla vice presidenza, nell’amministrazione con Barack Obama.
Tecnicamente il Congresso ha il potere di ribaltare il risultato. Una legge del 1887 consente di sollevare obiezioni sul voto se a farlo sono congiuntamente un deputato e un senatore.  Un membro della Camera dei rappresentanti, il repubblicano Mo Brooks, si è già fatto avanti ma non ha ancora trovato un partner al Senato. Le obiezioni devono essere sottoposte al vaglio delle due Aule, separatamente. Sono state sollevate solo due volte dal 1887, nel 1969 e nel 2005. In entrambi i casi sono state bocciate.
La giornata del collegio elettorale è stata avvolta da nubi di tensioni. Un deputato repubblicano del Michigan, Paul Mitchell, si è dimesso dal partito di Trump accusandolo di voler sovvertire la volontà del popolo.
Nonostante tutto, Trump continua a ribadire che l’elezione è stata truccata e che la battaglia legale non si ferma mentre il suo avvocato, Rudy Giuliani, fa notare che ‘non è finita’ fino al 20 gennaio, giorno dell’insediamento del nuovo presidente.
Biden ha affermato: “In America, i politici non si prendono il potere. Il popolo garantisce loro il potere. La fiamma della democrazia è stata accesa in questa nazione molto tempo fa. Ed ora noi sappiamo che nulla, neppure la pandemia o l’abuso di potere, può estinguere quella fiamma, la volontà del popolo ha prevalso”.
Dopo, il neo presidente è andato ad Atlanta, in Georgia, per fare campagna elettorale in vista dei ballottaggi del 5 gennaio che decideranno il controllo del Senato. Oltre un milione di elettori hanno chiesto di votare per posta nello Stato del Sud dove ieri è scattato il voto anticipato. Secondo il Wall Street Journal, sono 1,2 milioni le schede richieste per il voto postale mentre altre 200.000 sono già state spedite: un dato che anticipa un’affluenza da record per l’ultima e decisiva corsa di queste infinite elezioni americane.
In Georgia, dove Biden è stato il primo candidato del partito dell’Asinello alla Casa Bianca a vincere dal 1992, i democratici, Jon Ossoff e Raphael Warnock, puntano a scalzare i due repubblicani Kelly Loeffer e David Perdue, ai quali il presidente in carica ha dedicato il suo primo comizio dall’Election Day.
Circa il 67% di coloro che ha votato per posta alle elezioni del 3 novembre ha chiesto di fare lo stesso per i ballottaggi della Georgia, secondo i dati di Us Elections Project. Ed è proprio contestando le procedure per il voto per posta che Trump conduce la sua guerra giudiziaria. Dunque, un’altra importante attesa è quella del 5 gennaio in Georgia.
Da tutto questo, sembrerebbe che gli Stati Uniti d’America hanno ben saldi i principi della democrazia di cui gli elettori sono i principali detentori.

 

S. R.

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