martedì, 18 Maggio, 2021

Usa, Trump prova il rientro in grande stile e gioca la carta della Libia

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È proprio vero che le elezioni presidenziali americane producono miracoli  (o supposti tali) sulla scena politica internazionale. Dopo l’annuncio dell’accordo storico tra Emirati Arabi e Israele, Donald Trump è un passato alla Libia, dove da tempo si combatte una guerra civile che sembrava inarrestabile  annunciando insieme alle parti interessate un cessate il fuoco e un processo istituzionale per portare il Paese alla normalità. Fayez Al Serraj, Capo del Governo libico di Tripoli riconosciuto e Aguila Saleh, Presidente del Parlamento di Tobruk, nell’est del Paese hanno raggiunto un’intesa che prevede la cessazione del conflitto e l’indizione di libere elezioni entro il prossimo 31 marzo.

 

Il ruolo decisivo degli Usa in questa importante decisione sta indubbiamente a significare un rientro in grande stile di Trump su una scena politica, quella della Libia, che sembrava aver dimenticato ma anche la volontà prima delle elezioni di novembre di arrivare a dei risultati positivi in un territorio dove gli equilibri mondiali erano stati messi a dura prova dalla presenza diretta e indiretta di potenze come la Russia e la Turchia che sembravano volersi spartire gli interessi economici legati soprattutto alla presenza del petrolio. E proprio sul petrolio era giunto nei giorni scorsi un segnale molto importante da parte del generale Haftar che aveva permesso il riavvio della produzione, indispensabile per risanare l’economia di un Paese stremato dalla guerra civile. Ma c’è di più. Al Serraj ha inoltre aggiunto che nell’accordo è prevista la smilitarizzazione di Sirte e di Jufra, due locali strategiche occupate dalle truppe di Haftar e con la presenza di aerei e materiale bellico russo e come obbiettivo finale l’espulsione dal suolo libico di tutte le forze straniere e tutti i mercenari.

 

Serraj si riferiva ovviamente ai mercenari russi della Wagner e ai soldati egiziani mentre non faceva parola delle truppe turche arrivate numerose in suo aiuto dopo l’ intervento terrestre e navale ordinato da Erdogan grazie al quale la Turchia occupa vaste aree del Mediterraneo suscitando le proteste della Grecia. Che ci sia la regia americana dietro le parole di Serraj è dimostrato anche dalla reazione positiva di Al Sisì. Il  Presidente egiziano, notoriamente legato agli Usa anche se alleato di Haftar, ha preso atto con piacere di questo accordo che riporta la pace sul territorio libico. Restano alcune incognite. La più grande e’ quella del generale Haftar, che appena a aprile si era autoproclamato a Capo della Libia. Finora silenzioso, c’è da vedere cosa farà, visto che un suo adeguamento all’ accordò, significherebbe probabilmente la sua uscita dalla scena politica. Poi le reazioni di Russia e Turchia di fronte al nuovo protagonismo americano quando parevano intenzionate a spartirsi il territorio libico. Inoltre le ripercussioni sul mondo arabo che già si era presentato diviso su questi fatti. L’ unica cosa certa purtroppo è la riconfermata assenza del ruolo dell’ Italia che anche in questa occasione sembra venuta a rimorchio su un’area tradizionalmente e storicamente legata a noi.

 

Alessandro Perelli

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