martedì, 15 Giugno, 2021

Europa. Maraio: “Riformare il sistema delle decisioni”

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“La conferenza sul Futuro dell’Europa rappresenta il primo caso di coinvolgimento diretto di tutti i cittadini europei sul ruolo e sul futuro dell’Europa. L’Italia oggi svolge un ruolo da protagonista, anche grazie all’autorevolezza del Premier Draghi. La Conferenza sul Futuro dell’Europa segnerà un vero cambiamento se si avrà il coraggio di modificare i trattati e riformare il sistema delle decisioni: oggi in Europa ci sono varie sensibilità politiche e sociali ed e per questo che va eliminato il potere di veto e il sistema delle votazioni unanimi.” Lo ha detto il Segretario del Psi, Enzo Maraio, durante il webinar “Il Futuro dell’Europa” che ha visto la partecipazione di Emma Bonino, Lia Quartapelle e Pia Locatelli. Una europa messa a dura prova dalla pandemia e che ora dovrà prendere importanti decisioni sul proprio futuro.

 

Nel vertice di Porto dunque l’Europa prova a ripartire, a superare anche la seconda ondata del coronavirus e il vertice serve a fare il punto sulla ripresa che dovrà essere equa e sostenibile, anche grazie al ‘Recovery Fund’. I fari saranno puntati proprio sul premier italiano che interverrà in una sessione dedicata allo sviluppo sostenibile e al lavoro. Il Consiglio europeo informale segue quello che si è tenuto a Goteborg nel 2017, prevede due sessioni plenarie e tre panel tematici paralleli a cui partecipano sia i leader Ue sia esponenti del mondo sindacale e imprenditoriale, rappresentanti dei territori. Draghi interviene sul tema dello sviluppo e del lavoro.

 

Al centro del vertice resta comunque il tema dell’inclusione sociale. I leader devono confrontarsi infatti sugli scenari post pandemia. E sulla crisi economica e sociale che vivono i paesi. Nell’Unione, tra il 2014 e il 2019, sono stati creati oltre 14,5 milioni di posti di lavoro, ma la crisi da Covid-19 e le misure di contenimento hanno arrestato questa tendenza penalizzando soprattutto i soggetti più vulnerabili, le donne e i giovani. In risposta alla crisi le misure nazionali e quelle dell’Ue hanno attenuato l’impatto negativo, ma per raggiungere l’obiettivo del 78% da qui al 2030 è necessario un maggiore sostegno alla creazione di posti di lavoro sfruttando le opportunità derivanti dall’economia sociale, dal libero mercato, dai posti di lavoro nel settore green, dalla digitalizzazione e dalle nuove tecnologie. Per centrare questi obiettivi saranno fondamentali livelli di investimento adeguati. Il sostegno dell’Ue in tal senso, con la RRF e il suo budget di 672,5 miliardi tra sovvenzioni e prestiti, potrà fornire una spinta del 2% di Pil aggiuntivo e creare 2 milioni di posti di lavoro sfruttando anche gli 88 miliardi del Fondo sociale europeo Plus (Politica di Coesione) interamente dedicato all’attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali, e il Just Transition Fund con 17,5 miliardi per le transizioni socialmente sostenibili verso la neutralità climatica.

 

 

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