martedì, 20 Aprile, 2021

Vaccini, parliamone meno e inoculiamone di più

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Se avessimo curato i malati di Covid a casa non avremmo intasato gli ospedali con tutte le drammatiche conseguenze sulle altre patologie: quasi tutte le terapie intensive occupate dai malati di Covid! ma siamo impazziti? A partire dalla seconda ondata anche i profani come me hanno capito che la tempestività delle cure della malattia pandemica limita, per una percentuale altissima, la possibilità di essere ospedalizzati, con le conseguenze drammatiche che conosciamo. È vero, sono i pazienti che si sono precipitati nei Pronto Soccorso, ma solo perché nessuno è andato a visitarli a domicilio: tutto si svolge per telefono, quando qualcuno risponde, e sulla base dei sintomi riferiti vengono somministrate le prime cure secondo ‘protocolli’ a macchia di leopardo: come prescrivere i farmaci a base di acido acetilsalicilico, piuttosto che il paracetamolo. Quest’ultimo, però, non solo ha una bassa attività antinfiammatoria, ma sembra addirittura diminuire le sostanze antiossidanti dell’organismo. Insomma, nella maggior parte dei casi i malati sono finiti negli ospedali solo dopo giorni di ‘completo abbandono’ a terapie approssimative. Siamo precipitati nel mezzo di stucchevoli competizioni tra Regioni che si sono sfidate con le parole ‘io sono meglio di te!’ La sanità ha fallito nel suo insieme: sia quella territoriale, che si è barricata all’interno degli studi medici, che quella ospedaliera, accusata di aver trascurato la medicina di base puntando sulle cure d’emergenza. Insomma, in questa variegata applicazione di protocolli regionali, tutti diversi fra loro, ci siamo finiti noi: i contagiati, poi ammalati, ricoverati, intubati e quindi irrimediabilmente morti. Mentre i Paesi, come Il Regno Unito e l’America, che venivano dileggiati, sono tornati a fare i primi passi nel giardino della normalità, noi continuiamo a farci male con quei vaccini che prima comperiamo e poi contestiamo, salvo quelli russi e cinesi che ci limitiamo a criticare con la puzza sotto il naso: intanto, moriamo! Moriamo perché siamo stati talmente bravi da non avere nemmeno un piano pandemico aggiornato, oltre a non produrre vaccini e mascherine, senza, però, rinunciare a fare gli schizzinosi. Nel frattempo, Paesi come il Marocco o gli Emirati Arabi, tra i tanti, si vaccinano con la pozione miracolosa cinese che quasi etichettiamo come una stregoneria non compatibile con il nostro sangue reale. Io non capisco nulla, però mi chiedo come sia possibile che Paesi che hanno somministrato centinaia di milioni di dosi vaccinali contro il Covid, siano considerati più ‘somari’ di quanti ne hanno inoculati, a confronto, pochi milioni! Facciamola finita di parlare e comperiamo i vaccini dove ci sono, perché una cosa l’abbiamo capita: vaccinarsi, nella peggiore delle ipotesi, significa contrarre una malattia più blanda e comunque non finire in Terapia Intensiva: insomma, non si muore! In ordine di irresponsabilità, attribuisco la disastrosa comunicazione sull’argomento all’Europa, ai politici, ai virologi, e in gran parte anche ai Social, sempre a caccia di scoop, per trovare quella persona deceduta a dieci giorni dal vaccino, presumendo ne sia stata la causa. Almeno precisiamo che in percentuale, gli eventuali danni collaterali dei vaccini, sono inferiori all’assunzione di un’aspirina! Concedetemi una chiosa finale: se continuiamo a dire che l’insorgere di una trombosi può avvenire fino a dieci giorni dopo essere stati vaccinati, finisce che vedremo milioni di persone dormire nei sacchi a pelo fuori dai Pronto Soccorso che, prese in prestito le parole di Eduardo, dicono: adda’ passà a nuttata!

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Riguardo l'Autore

Angelo Santoro

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