lunedì, 12 Aprile, 2021

Verdi e il Risorgimento:
Il cocchiere della notte
senza stelle

0

Giuseppe VerdiGiuseppe Verdi: Non di rado echeggia nella mia mente il lamento funebre di una carrozza listata a lutto, criniere di cavalli che ondeggiano lievi come selvagge fanfare, lo scalpitio dei loro zoccoli nell’incedere sinistro ed inarrestabile, ruote che divorano pietre sconnesse, sentieri già attraversati a grandi passi… Primi di giugno del 1840, Margherita Barezzi si ammala di encefalite e il 18, giorno del Corpus Domini, ne racolgo il suo ultimo respiro.

Era così dolce sentirmela al fianco durante le giornate laboriose e le notti insonni; vigile custode dei miei sogni, compagna fedele delle mie lotte, ispiratrice dei miei canti più belli! Tutto è finito. Un’altra fossa lungo la mia via, dove svettano ormai più i cipressi che non le rose della giovinezza. Margherita, i miei piccoli figli Icilio e Virginia … Nel marzo del ’37 nacque Virginia e nel 1838 Icilio. Un roseo vincolo ci avvolgeva con tutti i suoi dolci aromi, unendo la materna letizia di Margherita alla mia intenerita fierezza, lanciato col sogno verso le più alte cime della gloria.

Ma tutto ebbe il gusto amaro e atroce dell’effimero; un primo lutto domestico ci colpì con la forza devastante di un uragano: muore Virginia all’età di un anno e mezzo. “Mia Virginia, sei tu sola…”, non potei più cantare, chino su di lei, la mia ninna nanna: se ne stava già con gli angeli e la culla deserta accoglieva soltanto le lacrime dei miei occhi.

Ma il destino avverso continuò, inesorabile, a perseguitarci. Ancora una volta la morte entrò nella nostra casa e si portò via, fra le braccia della madre, anche il piccolo Icilio. Era ottobre, quando cominciano a ingiallire le foglie e il vento trascina con se il presagio del morso del freddo.

Ed ora eccomi di nuovo qua, a piangere anche la mia cara Margherita. Le stelle si sono spente tutte, una da una. Sono solo, nella tragica notte di un abbandono disperato, nella rovina dei ricordi più cari. Le lacrime non cessano di cadere sui pentagrammi profondi della mia anima e, raggrumatesi in note, certe notti riverberano in me suoni pieni di angoscia.

Carlo Da Prato

(fine parte II, segue ..)

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply