giovedì, 5 Agosto, 2021

Verso il 25 Aprile, la Festa della Liberazione

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Su l’Avanti! del 25 aprile 1945, edizione di Milano, in prima pagina si legge: “MILANO E’ INSORTA” – il Comitato di Liberazione Nazionale assume i poteri – Mussolini e Graziani in fuga – Prefettura, Questura, Comune, Radio e Giornali occupati – Residue resistenze fasciste in via di eliminazione – la Lotta continua.
La lotta per la democrazia e per la libertà non è mai finita. Il 25 aprile è il giorno in cui ogni anno in Italia si festeggia la Liberazione dal nazifascismo, avvenuta nel 1945. Tradizionalmente, si svolgono in tutta Italia manifestazioni e cortei in memoria. Lo scorso anno e quest’anno, a causa dei provvedimenti per contrastare la pandemia, non è stato possibile celebrare la ricorrenza in piazza. Purtroppo, i testimoni viventi di quel triste periodo storico sono sempre meno, con il trascorrere del tempo. Così le associazioni partigiane e quelle dei familiari dei caduti per la lotta della Resistenza, hanno organizzato manifestazioni mediatiche per tenere viva la memoria e gli alti valori fondanti la democrazia in Italia. Oggi, molti giovani non sanno nemmeno cosa vuol dire Liberazione, non sanno che cosa è il 25 aprile. Un’indagine tra studenti universitari, facoltà di lettere, di qualche anno fa, ha dimostrato che il 90 per cento degli intervistati non sapeva nulla. Le risposte sono state: “non so”.  Può sembrare assurdo, ma se nei programmi scolastici non viene inserito l’argomento di storia sulla Resistenza, non dovremmo stupirci. L’assurdo, anche grave, è proprio questa carenza cognitiva ed educativa nei programmi scolastici sulla storia del nostro Paese. Fortunatamente poeti come Salvatore Quasimodo con la poesia ‘Alle fronde dei salici’, e Alfonso Gatto con ’25 aprile’ composero versi di alta lirica per dare qualche idea ai posteri sul dramma umano vissuto dagli italiani prima del 25 aprile 1945.
Non credo che una poesia possa sanare le lacune esistenti. Ma sono certo che qualcuno si emozionerà leggendo le poesie di Alfonso Gatto e Salvatore Quasimodo. Spero che da questa lettura i giovani siano spinti a conoscere ed approfondire ciò che è accaduto alla vigilia della Liberazione, con la II Guerra Mondiale, e con l’occupazione tedesca del territorio italiano, dal 25 luglio 1943, quando cadde il regime fascista.
Dopo lo sbarco degli alleati in Sicilia e l’armistizio dell’8 settembre, l’Italia si trovò spaccata in due: al nord la Repubblica di Salò con Mussolini, e al Sud, il Regno d’Italia. Gli Alleati lentamente risalivano la penisola aiutati dalle molteplici formazioni partigiane e anche dagli abitanti delle città che combattevano e insorgevano contro gli oppressori fascisti e nazisti. In tal senso, l’esempio insurrezionale più importante fu segnato dalle quattro giornate di Napoli.
Il 25 aprile 1945, finalmente, i partigiani entrarono a Milano, che fu liberata. Dunque, la Resistenza non fu solo lotta dei partigiani, ma fu una lotta che coinvolse tutti gli italiani in diversi momenti e ruoli. Anche se il meridione fu liberato prima, molti meridionali combatterono al Nord contro i nazifascisti. In realtà, la lotta per la libertà fu iniziata dagli antifascisti sin dal sorgere del fascismo in Italia.
Sandro Pertini affermava: “Il 25 aprile noi abbiamo conquistato la libertà per il nostro Paese. Ma questa libertà è una conquista fragile se non esalta la dignità di ogni singolo individuo”.
A Milano, Piero Calamandrei. nel suo discorso del 26 gennaio 1955, disse: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione”.

 

Salvatore Rondello

Il presidente del Circolo Giustizia e Libertà

 

 

25 aprile

La chiusa angoscia delle notti, il pianto
delle mamme annerite sulla neve
accanto ai figli uccisi, l’ululato
nel vento, nelle tenebre, dei lupi
assediati con la propria strage,
la speranza che dentro ci svegliava
oltre l’orrore le parole udite
dalla bocca fermissima dei morti
“liberate l’Italia, Curiel vuole
essere avvolto nella sua bandiera”:
tutto quel giorno ruppe nella vita
con la piena del sangue, nell’azzurro
il rosso palpitò come una gola.
E fummo vivi, insorti con il taglio
ridente della bocca, pieni gli occhi
piena la mano nel suo pugno: il cuore
d’improvviso ci apparve in mezzo al petto.
Alfonso Gatto

 

ALLE FRONDE DEI SALICI

 

E come potevano noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

 

Salvatore Quasimodo

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