martedì, 3 Agosto, 2021

Via i test d’ingresso e le tasse universitarie

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Ormai la pandemia sembra volgere al sereno e vista la devastazione che ha provocato nella scuola dovremmo ripensare all’opportunità di mantenere il numero chiuso per la maggior parte dei corsi universitari che richiedono i test d’ingresso. Test d’ingresso che precludono la possibilità di frequentare molte facoltà. Infatti, delle centinaia di migliaia di giovani che tentano il test come un ‘gratta e vinci’, circa la metà non riesce a superarlo e, quindi, almeno per quell’anno, resta fuori dalla possibilità di realizzare il proprio futuro. Riepilogando, In Italia abbiamo mediamente richieste di iscrizioni universitarie pari a circa 300.000 studenti contro appena 90.000 ammessi, impedendo a chi rimane fuori di laurearsi. Sempre in Italia abbiamo aumentato i costi delle tasse universitarie quando in Germania non si pagano per il primo triennio. Ancora in Italia abbiamo poco meno del 20% di laureati contro il 50% circa dell’Europa. Sembra ti tornare ai tempi in cui si rese obbligatoria la scuola fino alla V elementare, peraltro contestata da chi riteneva che non servisse a nulla. Il Paese che nei secoli scorsi ha dato i natali alle prime università del mondo oggi è posizionato tra gli ultimi. Francamente non capiamo quanto questo progetto, se è un progetto, sia frutto della stupidità, o quanto parte di un disegno più ampio che vuole ricondurci al Medioevo e all’ignoranza. E ancora non capiamo se il nostro Paese guardi ai gattopardi o agli illuminati; vorremmo sapere quanta responsabilità abbia la classe dirigente, oppure se quella classe dirigente sia classista. Sono tante le domande che non hanno risposte comprensibili. La nostra opinione è che stiamo commettendo una ‘criminalità‘ culturale che pagheranno i nostri figli e nipoti, peraltro già privati dei diritti sociali, delle pensioni ed ora anche di complicare loro l’accesso allo studio per conquistare un posto nella società. Un futuro di analfabeti per le classi medie impoverite, ora anche culturalmente; ecco perché riteniamo i test di ingresso e le tasse universitarie un’ingiustizia sociale. Ricerca e sviluppo sono diventate un’utopia, al punto che anche gli investimenti dei privati sono diventati una rarità. Non pensiamo più ai giovani e al presente, e non capiamo che aver escluso centinaia di migliaia di studenti a causa della selezione universitaria, di fatto, è come averli relegati nel mondo dei disoccupati. Sarà anche per questo che la nostra disoccupazione giovanile sfiora il 40% contro quella tedesca che non supera il 10%! Oggi anche l’artigianato e il Made in Italy hanno bisogno di essere sostenuti da una cultura superiore per affrontare il mercato. Un ragazzo a cui è, in un certo senso, precluso lo studio, potrà solo aspirare alla povertà; un ragazzo che cresce in una famiglia colpita dalla crisi è destinato ad abbandonare l’università, e quindi condannato al precariato a vita. Ecco perché lo Stato italiano deve fare una grande inversione di marcia ed investire nella scuola e nei giovani fino al conseguimento della laurea. Riteniamo, quindi, i test d’ingresso e le tasse universitarie una ‘sciagura’ peggiore della pandemia.

 

Angelo Santoro e Enrico Buemi

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