lunedì, 18 Ottobre, 2021

Un contributo sul Socialismo

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Sembra che all’interno del partito si stia aprendo un’interessante quanto necessaria discussione in merito alla sostanza del Socialismo. Sui cardini della dottrina, sull’organizzazione e l’azione politica.

Si tratta di tenere il partito al passo con i tempi. Un’operazione corretta, che deve essere di ampio respiro e non legata alle convenienze politiche del momento.

Crediamo si debba partire da un assioma, ovvero che il socialismo non è residuo culturale, sopravvissuto ad un’era che fu, ma una necessità legata alla contemporaneità.

Turati all’inizio del XX secolo, su “Critica sociale”, individuava nella lotta sociale, nel collettivismo e nell’azione lenta e graduale che porta al progressivo elevamento del pensiero del popolo i cardini del socialismo.

Saragat, per tutto il XX secolo sostenne la fondamentale importanza di un’interpretazione marxista (in chiave umanistica) della società e del legame indispensabile tra democrazia e libertà.

Carlo Rosselli, a proposito di Socialismo liberale, nella prima metà del ‘900, spiegava come la borghesia si sarebbe dovuta dimostrare capace di sacrificare le posizioni di ricchezza e di comando conquistate per far posto volontariamente a nuove forze sociali della moderna società capitalistica, ovvero alla classe lavoratrice, la classe che sola può essere rivoluzionaria.

Il liberalismo delle élite, quello che è prevalso in questi tre ultimi decenni, è cosa molta diversa da un liberalismo incorporato in un sistema democratico e socialista. Gli avvenimenti degli ultimi trent’anni ci hanno dimostrato che le attuali classi dirigenti difficilmente compirebbero il sacrificio di cui parlava Rosselli, rinunciando quindi alle proprie posizioni per far posto ad altri che non siano essi stessi. I fatti ci stanno dimostrando come le posizioni di potere vengano tutt’ora consolidate approfittando delle nuove possibilità offerte dalla storia e dallo sviluppo tecnologico degli ultimi quarant’anni.

Ecco perché appare azzardato voler liquidare frettolosamente il concetto di lotta di classe ed ecco perché appare difficile sostenere che i cardini del Socialismo enunciati da Turati oggi siano, nella sostanza, diversi dal passato.

Tuttavia, nonostante l’enorme potere in mano ai pochi e la crescita delle disuguaglianze, è un dato di fatto come oggi in Italia il mondo progressista sia in difficoltà. Una difficoltà che rappresenta un rischio enorme per la gran parte dei cittadini del nostro Paese, giacché le contraddizioni della società in cui viviamo si sono oggi, complice la pandemia che stiamo vivendo, ulteriormente consolidate.

La difficoltà del mondo progressista, a parere nostro, risiede nel tentativo (purtroppo riuscito) di snaturare la sinistra italiana, trascinandola nella trappola del pragmatismo politico e trasportandola più o meno consapevolmente, più o meno colpevolmente, nell’illusione della fine della storia e nella fallace consapevolezza di vivere nel migliore dei mondi possibili. Accettando la supremazia del sistema capitalista, la sinistra si è arenata nella convinzione che il socialismo democratico sia stato utile in passato ma superato oggi.

Buona parte della sinistra italiana ha dimenticato o ha abbandonato l’idea che l’uguaglianza formale dei diritti non basti se non si accompagna all’uguaglianza sostanziale. Buona parte della sinistra sembra aver dimenticato che la libertà è strumento imprescindibile ma non efficace se non conduce al fine ultimo che dovrebbe essere, almeno per i socialisti, la piena possibilità per tutti di realizzare sé stessi, di creare una società caratterizzata dall’uguaglianza delle possibilità. Come spesso rammentava il Presidente Pertini, la libertà e la giustizia sociale devono costituire necessariamente, come mete del socialismo, un legame inscindibile, poiché senza la prima non vi può essere la seconda, e viceversa. Non è possibile, altrimenti, parlare di libertà quando la dignità di molti viene schiacciata ogni giorno, quando parte della popolazione vive in uno stato di miseria e povertà, quando le risorse si trovano frequentemente in mano a pochi che perseguono unicamente il proprio lucro. Occorre capire il mondo se si vuole lottare per cambiarlo, tenendo, però, sempre ben presenti gli ideali che ci hanno animato, i quali sono, come ha ulteriormente dimostrato quanto abbiamo e stiamo vivendo, tutt’altro che superati.

Di fronte ad una sinistra disarmata e succube, la destra populista sta avendo la meglio. Avvolgendo la popolazione nella calda coperta del concetto di “nazione”, da difendere con le armi e col filo spinato.

Di fronte ad una sinistra accecata dall’illusione liberal democratica e liberal socialista, la destra populista condiziona da anni la guida del Paese e si appresta a prenderne saldamente le redini. La mobilità sociale si è bloccata, le diseguaglianze sociali stanno crescendo vertiginosamente. Di tutto ciò vedremo ancor di più gli effetti, inevitabilmente dannosissimi, tra qualche anno. In quello che è senz’altro un momento delicatissimo, storico, di ripartenza o di ricaduta, una paralisi o una perenne indecisione non sono accettabili. Così come non sono accettabili le soluzioni a breve termine, dettate dall’interesse o dall’opportunismo di un giorno.

Il compito di noi socialisti non sarebbe allora pensare e organizzare una nostra risposta, riprendendo la questione dell’emancipazione di tutti i cittadini, ovvero della riapertura della mobilità sociale, proponendo un nuovo orizzonte di giustizia sociale, lottando per uno Stato che non sia più “debole con i forti e forte con i deboli”?

Certo non sarà facile ma tornare a parlare di socialismo è importante poiché rimette in discussione la scala delle priorità e potrebbe essere lo stimolo necessario a rilanciare l’azione delle forze progressiste.

In conclusione, riprendendo le parole preziose di Nenni, ancor oggi attualissime, “noi dobbiamo ritrovare la fiducia in noi stessi, nella nostra virtù di operai, di contadini, di intellettuali, che fanno ciò che dicono e dicono ciò che fanno – e questa fiducia non la ritroveremo per la taumaturgia di un verbo che scende dall’alto, ma stimolando le energie dal basso […]. La via è certamente lunga e accidentata, ma occorrerà percorrerla fino in fondo, senza bersaglieresche penne al vento, ma col passo paziente del montanaro”.

 

Luca Fantò
Segretario provinciale PSI Vicenza

 

Giuseppe Maria Toscano
Circolo “Forward!” FGS Vicenza

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