martedì, 3 Agosto, 2021

VIOLENZA DI STATO

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Non fa sconti la Ministra della Giustizia e annuncia che ci saranno i dovuti accertamenti sui pestaggi a Santa Maria Capua Vetere. “Il governo ha visto, sa e non dimenticherà”. Lo ha detto Draghi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Lo ripete nella sua chiosa finale Marta Cartabia alla Camera. E invita tutti i parlamentari “a visitare le carceri”. Li esorta “a guardare i reparti delle donne, le situazioni di marginalità, quel mondo vario che non può essere affrontato nello stesso modo”. Perché, dice la ministra della Giustizia, “il carcere è una galassia, non è solo un pianeta, non basta l’improvvisazione, né sono sufficienti interventi personali”. Soprattutto perché “il carcere è un pezzo della nostra Repubblica che non possiamo rimuovere dalle nostre coscienze”.

A vent’anni dalle violenze di Genova sentire un Guardasigilli puntare il dito contro quello che è diventato un modus operandi di uomini dello Stato contro persone che allo Stato sono affidate è un traguardo non da poco. La Sicurezza non può giustificare tali comportamenti, quelle “violenze a freddo” e la Ministra cita più volte la Costituzione.

Il caso del carcere napoletano non è un caso isolato, anche se è una sconfitta per tutti. Per questo la Ministra ha invitato a vedere come vivono i detenuti e a maggior ragione ha chiesto luce sui petaggi e maltrattamenti.

“Quei fatti sono la spia che c’è qualcosa che non va e che richiede azioni ampie e di lungo periodo perché non accadano mai più”. Per questo è necessaria “un’indagine ampia per capire cos’è successo in tutti gli istituti dove la pandemia ha esasperato la situazione”.
“Al di là delle responsabilità penali personali, in quei fatti c’è qualcosa che ci riguarda tutti”. E per questo Cartabia ha incontrato tutti i rappresentanti sindacali e i provveditori regionali per analizzare i fatti e guardare agli interventi futuri. Gli atti giudiziari, del resto, parlano chiaro. E Cartabia non minimizza alla Camera quelle responsabilità. Le ripercorre: “Emerge che la perquisizione era fuori dai casi previsti dalla legge, senza il via libera del direttore del carcere, ci fu solo un provvedimento dispositivo orale, un ordine al telefono, ci fu un’azione a scopo dimostrativo per recuperare il controllo del carcere e per le aspettative del personale”.

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