domenica, 1 Agosto, 2021

Violenza sulle donne: alla Camera plebiscito di sì per la mozione Locatelli-Speranza-Migliore

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Violenza donne-Locatelli

Trasformare i contenuti della Convenzione di Istanbul, già ratificata dalla Camera e ora al vaglio del Senato, in singoli obiettivi di intervento. E’ questo lo scopo della mozione unitaria (che sintetizza i contenuti delle mozioni Locatelli, Speranza, Binetti, Locatelli, Brunetta, Migliore, Rondini e Meloni) approvata ieri all’unanimità dall’aula di Montecitorio per il contrasto di ogni forma di violenza nei confronti delle donne. La mozione impegna il governo – sottintendendo un analogo sforzo da parte del Parlamento – ad adeguare l’ordinamento interno alle prescrizioni contenute nella Convenzione del Consiglio europeo e ha tra i suoi punti caratterizzanti l’attuazione di un nuovo piano nazionale contro la violenza, le molestie, lo stalking e i maltrattamenti sulle donne, la creazione di un fondo, l’istituzione di un osservatorio permanente nazionale nel quale convergano flussi stabili di dati sulla violenza, la promozione di un sistema pubblico integrato di servizi che assicuri anche la presenza di mediatori culturali a tutela delle donne di altri Paesi e la formazione di operatori sanitari e sociali che offrano il loro supporto alle vittime.

IORIO (PSI), DIMOSTRAZIONE DELLA BUONA POLITICA – “L’adozione all’unanimità della mozione  comune contro la violenza sulle donne – ha commentato il responsabile Diritti Psi Luigi Iorio – è la dimostrazione che quando i partiti e la politica lavorano in modo comune, evitando sterili tattiche e diatribe, si riesce a passare dal preoccuparsi ad occuparsi del drammatico fenomeno della violenza sulle donne. Continuando a fare i tagli ai costi della politica e diminuendo progressivamente alcune voci della spesa militare, son convinto che si possa trovare la copertura economica necessaria per dare concretezza a tanti buoni principi, come auspicato ieri anche dal neo ministro delle Pari opportunità Josefa Idem.  Mi auguro che in Parlamento come sulla stampa e tra la gente si continui a tenere alta l’attenzione sui temi dei diritti umani e in particolar modo quello del femminicidio, continuando in azioni di sensibilizzazione sul territorio come nell’emiciclo della Camera”.

IL MINISTRO IDEM, RIPRISTINARE E AUMENTARE FINANZIAMENTI – A favore della mozione si è espresso il ministro delle Pari opportunità Josefa Idem, intervenendo in aula: “Su alcuni impegni già stiamo lavorando – ha sottolineato l’ex campionessa olimpica – Per quanto concerne l’aspetto fondamentale contenuto nella mozione, stiamo provvedendo affinché il governo ripristini e implementi il fondo a sostegno del Piano d’azione nazionale contro la violenza sulle donne in ogni forma ed espressione, poiché per far fronte a un fenomeno sociale e culturale di così vasta portata sono necessarie risorse finanziarie da parte dello Stato e degli enti territoriali”. “E’ su questo fronte – ha assicurato Idem – che intendo impegnarmi per reperire forme di finanziamento durature, anche di derivazione europea, che possano consentire soprattutto ai centri antiviolenza di poter assicurare in via continuativa l’adeguata assistenza alle donne vittime di violenza”. Nonostante il voto unanime, nella discussione in aula non sono mancati alcuni distinguo. Su tutti quello del leghista Marco Rondini, che ha sottolineato da un lato “l’assoluta inopportunità di prevedere misure alternative al carcere” per chi commetta reati contro le donne (il riferimento è alla proposta di legge in materia di pene detentive non carcerarie all’esame della Commissione Giustizia), dall’altro di considerare “violenza” anche l’imposizione del velo per le donne musulmane. “Non lede forse la dignità della donna il velo e – se imposto con la minaccia – non rappresenta comunque una forma di violenza? – ha affermato Rondini in aula – Non rappresenta, a tutti gli effetti, una mutilazione della dignità della donna? Oggi, abbiamo il dovere di disinnescare il potenziale di culture che possono minare la convivenza civile e i principi su cui si fondano le nostre società occidentali e, per rivendicare la parità tra uomo e donna, anche i rischi insiti nei precetti di religioni e culture altre, se potenzialmente avversi, vanno denunciati per quello che sono, e cioè pericolose minacce”.

BUENO (MISTO), HO FIRMATO CON CONVINZIONE LA MOZIONE LOCATELLI – “Ho firmato con convinzione la mozione della Collega Locatelli perché, dopo l’approvazione unanime della Camera della Convenzione di Istanbul della scorsa settimana, ritengo sia doveroso da parte nostra continuare a portare avanti con fermezza la lotta contro qualsiasi forma di violenza compiuta sulle donne”. Questo è quanto afferma la parlamentare Renata Bueno, membro della Commissione Esteri della Camera. “Sarebbe un errore pensare che il fenomeno del femminicidio sia circoscritto all’interno delle mura domestiche. La violenza- aggiunge la Bueno – è presente dietro le sbarre delle carceri dove le disumane condizioni nelle quali si trovano a vivere le detenute ne violano qualsiasi rispetto dei diritti umani, e non di meno la vediamo riversata sulle strade dove donne di qualsiasi età e nazionalità sono molto spesso preda della tratta di essere umani. L’immigrazione è lo specchio della globalizzazione: l’obiettivo da raggiungere deve essere quello di attuare politiche di integrazione delle donne immigrate che subiscono violenza nel nostro Paese, pensando anche alla possibilità di concedere alle stesse il permesso di soggiorno, dal momento che non hanno colpa se sono vittime di gesti efferati compiuti da uomini che incarnano la ‘cultura di genere'”.

SOSTEGNO ALLE ONG SECONDO LA LEZIONE SUDAMERICANA – “Dalla mia esperienza diretta con molte donne nei Paesi del Sud america, ed ascoltando molte testimonianze di immigrate in Italia – continua la deputata italo brasiliana – mi sono resa conto della presenza e del ruolo attivo in campo internazionale di tante associazioni e ONG che permettono alle vittime della violenza di non sentirsi lasciate sole. E noi istituzioni non dobbiamo lasciare sole queste associazioni! L’azione politica deve mirare al sostegno di queste associazioni, eliminando la mannaia dei tagli al Terzo Settore e promuovendo leggi finalizzate al rilancio delle politiche sociali e del welfare chiedano loro la possibilità di fruire di incentivi per continuare svolgere il loro lavoro. Dobbiamo agire in fretta: se non adesso, quando?” si chiede concludendo la Bueno.

Lucio Filipponio

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