martedì, 22 Giugno, 2021

Vita (Pd), sulla Rai priorità decisionale al Parlamento

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La soluzione alla crisi di ascolti e di bilancio della Rai è ufficialmente entrata nell’agenda politica di Monti, che in materia ha ricevuto consensi dalle file di sinistra, dove il Pd ha già pronta una proposta di riforma, e diniego di competenza da parte del Pdl. «Sarebbe auspicabile che il Parlamento decida in merito entro fine marzo. In primavera – ha dichiarato Vincenzo Vita, senatore del Pd – scade il cda della Rai e non vogliamo rinnovarlo con i vecchi criteri. Solo se il Parlamento non riuscirà in questo intento, allora potrà intervenire il Governo». A partire dalla sentenza del 1974 della Corte Costituzionale, seguita dalle legge di riforma del 1975, la giurisprudenza riferita al servizio pubblico è stata costante, designando come editore della Rai il Parlamento.

PDL – «Fu il centro-destra a riportare i partiti nella Rai – ha spiegato Vita – non solo da un punto di vista strettamente giuridico, con la legge Gasparri del 2004, ma anche nella sostanza. I partiti dell’allora maggioranza hanno considerato la Rai una loro costola, l’altra faccia di Mediaset: le intromissioni di Berlusconi, il caso Minzolini, la ‘cacciata’ di Santoro e tutto il sistema delle epurazioni, sono il frutto di un’ingerenza violenta del governo nella Rai».

RIFORMA – Il progetto di riforma esposto sommariamente da Palazzo Chigi, punta sul taglio del numero dei consiglieri, come passo necessario sulla strada del risparmio. Le ipotesi commissariamento e privatizzazione sembrano essere state accantonate: «Non ha senso parlare di privatizzazione. Il servizio pubblico – ha proseguito il senatore del Pd – è una nobile tradizione europea, anche se in Italia deve riappropriarsi del suo ruolo culturale e di coesione sociale».

SERVIZIO PUBBLICO – «E’ ora che la Rai torni a vestire i panni della ‘cosa pubblica’. Negli anni ruggenti – ha concluso Vita – era un grande pedagogo di massa e ha contribuito all’unificazione Nord-Sud. Oggi ha una nuova missione: da una parte deve accompagnare gli italiani nell’universo comunicativo della rete, ad esempio con programmi di alfabetizzazione informatica. Per altro verso, in epoca di federalismo, ha il compito di riunificare i territori, vincendo il leghismo come fenomeno sociale. Infine il servizio pubblico deve avere come obiettivo quella di superare il ‘berlusconismo’ e tornare a porsi come punto di riferimento culturale».

Martina Perrone

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