domenica, 17 Ottobre, 2021

VITE SOSPESE

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“Il Pubblico Ministero ha appena chiesto la condanna a 3 anni e 4 mesi di carcere per Mina Welby e per me. Attendiamo la sentenza con rispetto, qualunque sia l’esito.  Ma rifarei esattamente quello che ho fatto per aiutare Davide a morire senza soffrire”. Così scrive su twtter Marco Cappato accusato insieme a Mina Welby di aver aiutato ad andare in Svizzera a morire col suicidio assistito Davide Trentini, malato di sclerosi multipla.

Il pm al processo di Massa, Marco Mansi, ha specificato:  “Chiedo la condanna – ha spiegato – ma con tutte le attenuanti generiche e ai minimi di legge. Il reato di aiuto al suicidio sussiste, ma credo ai loro nobili intenti. È stato compiuto un atto nell’interesse di Davide Trentini, a cui mancano i presupposti che lo rendano lecito. Colpevoli sì ma meritevoli di alcune attenuanti che in coscienza non mi sento di negare”.

 

Si tratta dell’ultima fase del processo a Marco Cappato e Mina Welby, per l’aiuto al suicidio offerto a Trentini, 53 enne, da 30 malato di sclerosi multipla, che nel 2017 decise di metter fine alla propria esistenza recandosi in Svizzera dove ricorse al suicidio assistito.

“Sono tre – si legge in un comunicato dell’associazione Coscioni – i requisiti certamente posseduti da Davide Trentini (patologia irreversibile, fonte di sofferenze intollerabili e capacità di intendere e volere), quella che rimane da dimostrare è la quarta condizione prevista.  Dopo la rivoluzionaria sentenza della Corte Costituzionale dello scorso settembre, che legalizza l’accesso al suicidio assistito alla presenza di  4 “Criteri oggettivi”, la disobbedienza civile di Mina Welby e Marco Cappato – rispettivamente co-presidente e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni – punta  ora alla effettiva affermazione del diritto all’autodeterminazione. Davide Trentini, 53 enne malato di sclerosi multipla  da trent’anni, nell’aprile del 2017 decise di metter fine alle insopportabili sofferenze optando per il trasferimento in Svizzera, dove ricorse al suicidio assistito. Per riuscirci contattò Marco Cappato e Mina Welby.
Mina Welby fornì aiuto per completare la documentazione necessaria e lo accompagnò fisicamente, Marco Cappato lo sostenne economicamente, attraverso l’associazione Soccorso Civile di cui fanno parte entrambi insieme a Gustavo Fraticelli. Il giorno dopo Mina Welby e Marco Cappato, si presentarono presso la Stazione dei carabinieri di Massa per autodenunciarsi.

 

Nonostante le indicazioni della Consulta, che a seguito della sentenza si rivolse al legislatore sottolineando l’urgenza di una legge sul tema, fino ad ora il Parlamento non ha fatto altro che qualche giornata di audizioni degli esperti, senza nemmeno arrivare alla formazione di un testo base su cui incardinare un dibattito sul tema. Questa sentenza giunge in assenza di legge sulla materia e in presenza di una sentenza della Corte Costituzionale che ancora il diritto all’autodeterminazione alla costituzione e a leggi esistenti rendendo non punibile l’aiuto al suicidio fornito a malati determinate condizioni.

 

Le proposte di legge sul fine vita sono ferme in Parlamento dall’inizio dell’attuale legislatura (alla Camera e al Senato).  72 (8% del totale) parlamentari – di tutti i gruppi tranne Fdi e Lega – chiedono una legge per l’eutanasia legale insieme alla Corte costituzionale: 52 deputati (8%) e 20 senatori (6%). Il tema non è in cima all’agenda del governo, e probabilmente in questa legislatura non se ne farà nulla.

 

Secondo un’indagine commissionata qualche mese fa dalla ‘Associazione Luca Coscioni’, la maggioranza degli italiani è favorevole a una legge che tuteli e disciplini giuridicamente l’eutanasia.

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