martedì, 19 Ottobre, 2021

Voto, politica e astensione

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L’analisi del voto da parte di tutti gli esperti di flussi e numeri ci conferma che la statistica è la meno esatta delle scienze esatte. Ci da un quadro quantitativo leggibile con diverse interpretazioni, senza darci una analisi qualitativa.
Il dato dell’astensione è un dato che può essere interpretato in diversi modi, vediamo di ragionarci sopra considerato che è da tutti considerato il dato più significativo.
La prima cosa da dire è che ormai, con rare eccezioni questo è un dato costante, le interpretazioni possibile sono molteplici: siamo un paese maturo che non si preoccupa perché non ci sono più scontri ideologici? È un paese scoraggiato dalla politica?, l’interpretazione che ci sembra più attendibile è che i cittadini non percepiscono più i partiti e la politica come risolutivi per i loro problemi. L’esperienza del governo Draghi ha evidenziato il potere delle tecnocrazie e ha ancor di più fatto capire che il potere risiede in luoghi diversi dalle assemblee elettive, le scelte importanti sono concordate fuori dal sistema rappresentativo, da tecnocrazie europee, da finanza internazionale, da Confindustria, dalla burocrazia. Il voto è visto come una cosa inutile, la politica si divide brandelli di sotto potere , il teatrino della politica ha svelato il vero significato. Chi stabilisce le scelte economiche? chi i grandi investimenti ?
Prendiamo l’esempio delle grandi città? Le scelte immobiliari , le scelte trasportistiche sono decise da gruppi internazionali che prendono in considerazione la loro convenienza, i consigli comunali non hanno potere ne capacità di incidere, perché votare allora? Questo è il punto fondamentale che disegna la grande crisi delle democrazie rappresentative di stampo ottocentesco. la percezione della inutilità dei rituali politico/istituzionali ha di fatto reso inutile la partecipazione al voto.
A Milano, Roma Napoli quale confronto di idee sullo sviluppo delle città post pandemia? si è parlato di smart town?, di lavoro legato all’intelligenza artificiale? di come la transizione ecologica cambierà la nostra vita? L’ENI forse deciderà come avverrà la transizione ecologica non certo le assise elettive. La grande rivolta col voto grillino di massa, ultimo disgraziato tentativo è naufragato nella totale inconsistenza, anzi ha ancor di più reso evidente che la politica è un Cronos che divora i suoi figli. Il problema è che distrutto il sistema dei partiti,delle forze intermedie, nulla è rimasto, lo sforzo di ricostruire una rappresentanza dei cittadini non è affrontato seriamente da nessuno, e i social media danno l’inebriante illusione di essere piu incisivi con un post che con un voto.
Se guardiamo poi i risultati elettorali vediamo che il voto premia quelle forze politiche di sinistra che si sono sforzate di non dire nulla , di barcamenarsi con slogan e frasi fatte, il discorso di ringraziamento del neosindaco di Bologna ne è una plastica rappresentazione, frasi di repertorio , senza un significato concreto, che cullano l’elettorato senza turbarlo con scelte pragmatiche e moderne. La sinistra sicuramente ha avuto un successo tra i votanti, ma proprio perché non è volutamente scesa nelle scelte del futuro.
Una rappresentazione rassicurante, brave persone che sanno costruire un discorso con un soggetto un verbo e un predicato.
Nel campo della destra è evidente che l’enunciazione di problemi senza indicare soluzioni e l’evidenza di una classe dirigente totalmente inadatta ha disaffezionato anche l’elettore militante.
L’elettore di destra ha avuto di fronte la sguaiatezza della destra politica e l’aplomb della tecnocrazia e ha scelto di affidarsi alla tecnocrazia .
Nel campo delle forze di quel centro sinistra moderato che poteva trovare uno spazio rimettendo la politica al centro con la forza della verità scomoda si è registrato una situazione di litigio continuo, di chiacchiericcio, di personalismo, che ha reso l’offerta indistinguibile e non appetibile. Milano città di caratura internazionale, con una storia e una cultura liberale e socialista il rassemblament riformista ha avuto il 4%. Non ha affrontato i temi veri della città, la sua dimensione metropolitana, le scelte di politica urbanistica, le scelte immobiliari, la sanità di vicinanza, schiacciandosi sulla figura del sindaco, visto come un tecnocrate e non come un politico, dilaniandosi subito per raccattare qualche poltrona. Il fenomeno Calenda a Roma è un dato in dissonanza, un discreto risultato, ma basato sull’egocentrismo del personaggio, che continuando nel suo solipsismo rischia di autodistruggersi, distruggendo anche l’ipotesi di un progetto politico che si posizioni nella contemporaneità .
Una parola sulle scelte socialiste.
Scelte di cuore e di bandiera che hanno finito per sugellarne definitivamente la fine.
Scelte che sono sembrate più una rimpatriata tra amici che una posizione politica.
I socialisti hanno inseguito una purezza e un passato che non riguarda più l’Italia, la paura della contaminazione, di essere parte di un disegno politico più ampio dove portare la propria storia accettando di contaminare e di contaminarsi gli han fatto fare la fine della moglie di Lot che girandosi indietro si è trasformata in una statua di sale. Un monumento inutile.
È ora di uscire dalla accademia dai convegni e dalla storia per entrare nel presente, consolarsi col successo di altri partiti socialisti in Europa è una illusione ottica che non comprende come quei partiti hanno storie diverse e soprattutto una capacità di contaminazione e di lettura del futuro che non è la nostra.
Ma alla fine si ritorna all’inizio, la crisi irreversibile del nostro sistema politico/istituzionale, del nostro immobilismo stagnante, la necessità di affrontare quella grande riforma che un leader come Craxi enunciava 40 anni fa e ricordando il monito di Nenni “rinnovarsi o morire”

 

Alessandro Palumbo
Presidente Centro Studi Morris Ghezzi

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