venerdì, 16 Aprile, 2021

Welfare, come avere l’assegno familiare e di maternità dei Comuni. Esonero contributivo per assunzione donne

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Mercato del lavoro
PUBBLICATO IL RAPPORTO ANNUALE 2020

È stato recentemente pubblicato il Rapporto annuale sul mercato del lavoro 2020, frutto della collaborazione sviluppata nell’ambito dell’accordo quadro tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Istat, Inps, Inail e Anpal.
Il Rapporto, dal titolo “Il mercato del lavoro 2020: una lettura integrata”, è suddiviso in sette capitoli: “Il mercato del lavoro nel 2020: una crisi senza precedenti”; “L’impatto della pandemia sul mercato del lavoro”; “Strategie e prospettive occupazionali delle imprese a seguito della pandemia”;
“La dinamica delle attivazioni e delle cessazioni dei rapporti di lavoro dipendente”; “Effetti della pandemia sulla continuità del lavoro”; “Gli strumenti di sostegno al reddito e all’occupazione nel contesto della pandemia”; “Lavoro e salute: infortuni sul lavoro e malattie professionali nell’ultimo quinquennio”.
Complessivamente, il Rapporto intende fornire una base empirica e analitica utile a favorire lo sviluppo del dibattito pubblico sul tema del lavoro, anche nel difficile contesto attuale.

Welfare
ASSEGNO FAMLIARE E DI MATERINITA’ DEI COMUNI: IMPORTI 2021

La Presidenza del Consiglio ha notificato che la variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati da applicarsi nel 2021 è pari al -0,3%.
Con la circolare Inps del 24 febbraio scorso, n. 36 l’Istituto ha comunicato gli importi e i limiti di reddito relativi all’Assegno per il Nucleo Familiare e all’Assegno di maternità concessi dai Comuni, che rimangono invariati rispetto all’anno precedente.
Per il 2021, quindi, l’importo dell’Assegno mensile per il nucleo familiare – nella misura intera – è di 145,14 euro. Il valore dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente ( Isee ) è pari a 8.788,99 euro.
L’importo dell’Assegno mensile di maternità, invece, è pari – nella misura intera – a 348,12 euro per cinque mensilità (per complessivi 1.740,60 euro). Il valore dell’ Isee è di 17.416,66 euro.

Welfare
ASSEGNO PER IL NUCLEO FAMILIARE DEI COMUNI

È un assegno, concesso in via esclusiva dai comuni e pagato dall’Inps, rivolto alle famiglie che hanno figli minori e che dispongono di patrimoni e redditi limitati.
L’assegno al nucleo familiare dei comuni spetta a: nuclei familiari residenti, composti da cittadini italiani e dell’Unione europea; nuclei familiari formati da cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo, nonché dai familiari privi di cittadinanza di uno stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente; nuclei familiari composti almeno da un genitore e tre figli minori (appartenenti alla stessa famiglia anagrafica), che siano figli del richiedente, del coniuge o ricevuti in affido preadottivo; nuclei familiari con risorse reddituali e patrimoniali inferiori a quelle previste dall’indicatore della situazione economica equivalente ( Isee) valido per l’assegno (per l’anno 2021 pari a 8.788,99 euro); cittadini stranieri titolari dello status di rifugiato e di protezione sussidiaria; cittadini extracomunitari soggiornanti di lungo periodo (articolo 13 della legge del 6 agosto 2013, n. 97 e circolare Inps n. 5 del 15 gennaio 2014). Ecco come funziona per decorrenza e durata:
L’assegno al nucleo familiare viene erogato per tredici mensilità e decorre dal 1° gennaio dell’anno in cui si verificano le condizioni prescritte, salvo che il requisito rappresentato dalla presenza di almeno tre figli minori si sia verificato successivamente. In quest’ultimo caso decorre dal primo giorno del mese in cui il requisito è stato soddisfatto.
L’Inps provvede alla corresponsione del trattamento con cadenza semestrale posticipata (entro il 15 luglio e il 15 gennaio). I dati del mandato di pagamento devono essere ricevuti almeno 45 giorni prima della scadenza del semestre.
Importante, il comune che ha concesso il beneficio è competente per i controlli e per gli eventuali provvedimenti di revoca.
In merito a quanto spetta, si precisa che l’importo dell’assegno è annualmente rivalutato sulla base della variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.
Per l’anno 2021 l’importo (che è rimasto identico a quello del 2020) è pari in misura intera a 145, 14 euro mensili (circolare del 24 febbraio 2021, n. 36).
Il diritto alla prestazione cessa dal 1° di gennaio dell’anno in cui viene a mancare il requisito economico e dal primo giorno del mese successivo a quello in cui viene a mancare il requisito della composizione del nucleo. Per quanto attiene i requisiti per essere ammessi a godere del beneficio, si ricorda che il nucleo familiare deve essere composto almeno da un genitore e tre figli minori (appartenenti alla stessa famiglia anagrafica), che siano figli del richiedente o del coniuge o da essi ricevuti in affidamento preadottivo. La condizione della composizione del nucleo non si ritiene soddisfatta se uno dei tre figli minori, anche se risulta nella famiglia anagrafica del richiedente, sia in affidamento presso terzi. Il nucleo familiare non deve altresì disporre di risorse reddituali e patrimoniali superiori a quelle previste dall’ Isee. Inoltre, i requisiti previsti per l’accesso all’assegno, devono essere posseduti dal richiedente al momento della presentazione della domanda. Chi inoltra l’istanza nel mese di gennaio dell’anno successivo a quello per il quale è richiesto l’assegno, deve fare riferimento ai requisiti posseduti il 31 dicembre.
La domanda infine va presentata al comune entro il termine perentorio del 31 gennaio dell’anno successivo a quello per il quale è richiesto l’Assegno al nucleo familiare (Anf).
Il comune, riscontrata la sussistenza di tutti i requisiti, dispone formale mandato di pagamento all’Inps dandone contestuale comunicazione al richiedente.
La domanda – si sottolinea – va inoltrata al comune allegando una dichiarazione sostitutiva unica ( Dsu) in corso di validità relativa alla situazione economica del nucleo familiare.

Welfare
ASSEGNO DI MATERNITA’ DEI COMUNI

L’assegno di maternità di base, anche detto “assegno di maternità dei comuni”, è una prestazione assistenziale concessa dai comuni e pagata dall’Inps (articolo 74 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 51).
Il diritto ad essere ammessi a godere dell’assegno, nei casi di parto, adozione o affidamento preadottivo, compete ai cittadini residenti italiani, comunitari o stranieri in possesso di titolo di soggiorno (per la specifica della tipologia di permesso di soggiorno utile per la concessione del beneficio è necessario rivolgersi al proprio comune di residenza). Il trattamento economico – si ricorda – spetta solo entro determinati limiti di reddito.
I richiedenti non devono avere alcuna copertura previdenziale oppure devono averla entro un determinato importo fissato annualmente. Inoltre non devono essere già destinatari di altro assegno di maternità Inps ai sensi della legge 23 dicembre 1999, n. 488. Per quanto attiene il suo funzionamento, si precisa, che la domanda va presentata al comune di residenza al quale compete la verifica della sussistenza dei requisiti di legge per la concessione delle prestazione (articoli 17 e seguenti del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 dicembre 2000), entro sei mesi preadottivo.
L’assegno non è cumulabile con altri trattamenti previdenziali, tranne se si ha diritto a percepire dal comune la quota differenziale.
L’importo della prestazione è rivalutato ogni anno per le famiglie di operai e impiegati sulla base della variazione dell’indice dei prezzi al consumo Istat. L’Istituto pubblica ogni anno l’importo nella circolare sui salari medi convenzionali.
Per il corrente anno, l’importo dell’Assegno mensile di maternità è pari – nella misura intera – a 348,12 euro per cinque mensilità (per complessivi 1.740,60 euro). Mentre il valore dell’ Isee è di 17.416,66 euro.

Lavoro
ESONERO CONTRIBUTIVO ASSUNZIONI DONNE

La legge 30 dicembre 2020, n. 178, la legge di bilancio 2021, ha previsto che per le assunzioni di donne lavoratrici effettuate nel biennio 2021-2022 è riconosciuto, in via sperimentale, l’esonero contributivo nella misura del 100 per cento nel limite massimo di importo pari a 6.000 euro annui.
L’Istituto di previdenza con la circolare Inps del 22 febbraio scorso, n. 32 ha fornito le prime indicazioni operative per i datori di lavoro che possono accedere al beneficio e ha definitivamente chiarito che per “assunzioni di donne lavoratrici”, si intendono le assunzioni di “donne lavoratrici svantaggiate”. Inoltre la stessa circolare ha opportunamente ricordato che, ai fini del riconoscimento del beneficio, è richiesto uno stato di disoccupazione di lunga durata (oltre 12 mesi) oppure il rispetto, in combinato con ulteriori previsioni, del requisito di “priva di impiego”.

Carlo Pareto

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