domenica, 9 Maggio, 2021

Zaki non finisca come Regeni, il nostro Paese alzi la testa

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Impotenza, sembra essere questa la parola giusta per descrivere quello che è l’ atteggiamento del nostro Paese nei confronti dell’Egitto in seguito ai casi del povero Giulio Regeni, il ricercatore friulano torturato e ucciso e di Patrick Zaki, lo studente dell’Università di Bologna attualmente detenuto in carcere con accuse ridicole come quelle di aver usato il suo blog contro la sicurezza e l’integrità dello stato. Cominciamo da quest’ultimo visto che mercoledì scorso il Senato ha approvato quasi all’ unanimità ( astenuto il gruppo di Fdi e altri pochi senatori) l’ordine del giorno per la concessione della cittadinanza italiana allo studente egiziano che studia nell’ateneo felsineo. Un atto puramente simbolico ,di nessuna conseguenza sul piano pratico per la sua auspicata liberazione, considerato che il Diritto internazionale fa prevalere la sua cittadinanza egiziana e quindi la protezione consolare italiana non può scattare, ma che ha suscitato una grande risonanza mediatica e ha visto la partecipazione al voto anche della senatrice a vita Segre. Quasi nelle stesse ore però veniva consegnata all’Egitto la seconda fregata militare Fremm da parte della Fincantieri che fa parte di una commessa frutto di un accordo tra il Governo italiano e Al Sisi che non è mai passato al giudizio del Parlamento. Un palese controsenso, se si vuole giustificato dal fatto che “pecunia non olet” ma che significa sostanzialmente due cose: l’insufficiente ruolo internazionale del nostro Paese rispetto alla richiesta di giustizia fatta all’Egitto ma anche la scarsa volontà del nostro Esecutivo di fare atti concreti per fare valere le nostre ragioni (e speriamo che le lacune a questo proposito del Governo Conte non siano replicate da Mario Draghi). Il richiamo del nostro Ambasciatore infatti sarebbe stato auspicabile a maggior ragione dopo gli ulteriori sviluppi delle indagini sulle torture e sull’assassinio di Giulio Regeni. Ci sono altri testimoni, secondo la Procura di Roma che ha inquisito quattro ufficiali egiziani che non saranno presenti all’udienza preliminare perché Il Cairo non ha voluto fare conoscere il loro domicilio, che hanno rivelato nuovi particolari sulle sevizie e l’uccisione del ricercatore friulano, sulla villetta, nei pressi della capitale, utilizzata dai servizi segreti di Al Sisi dove era stato trasportato e sulla messinscena della finta rapina finita male su cui si era tentato di scaricare le responsabilità di quanto accaduto. Inoltre grazie alle testimonianze raccolte è stata fatta luce sul ruolo di Mohammed Abdallah, il capo del sindacato degli ambulanti che, perfettamente integrato nel sistema, aveva “venduto” Giulio al servizio segreto egiziano presentandolo come complice dei manifestanti contro il Governò di Al Sisi. Un quadro molto convincente quello descritto dagli inquirenti italiani che continua invece a essere considerato insufficiente dalla magistratura egiziana e da Al Sisi che continua a fare orecchie da mercante alle richieste del nostro Paese. Come dar torto ai genitori di Giulio Regeni che a gennaio hanno denunciato il Governò Conte per aver violato la legge 185 del 1990 che vieta la vendita di armi ai Paesi dovo sono palesemente calpestati i diritti umani? Il nuovo Premier Mario Draghi dovrà occuparsi al più presto con un’ azione risoluta e non di facciata, come precedentemente è stato fatto, di questa questione fondamentale per il ruolo e la credibilità internazionale dell’Italia.

Alessandro Perelli

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