martedì, 15 Giugno, 2021

Zingarettiana (atto secondo)

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Zingaretti accetta e poi ritira la sua candidatura alle primarie per il sindaco di Roma. Il motivo del dietrofront é presto detto. Il movimento Cinquestelle che aveva poco tempo fa deciso di entrare nella giunta regionale ha minacciato di uscirne subito qualora il presidente della giunta unitaria avesse accettato di correre contro il candidato ufficiale dei grillini, che resta Virginia Raggi. Dal punto di vista della coerenza non hanno neanche torto. Perché fare un accordo in regione e combattersi nel suo capoluogo, che é poi capitale d’Italia? Il Pd può anche sostenere che é su Virginia Raggi come persona, per quel che ha combinato a Roma in questi cinque anni, che esprime un giudizio negativo. Certo Zingaretti quando ha rivolto ai Cinque stelle l’invito a far parte della giunta doveva metterlo in preventivo. E ancor di più doveva prevedere che l’accettazione della sua candidatura avrebbe provocato una simile reazione. Cosi l’ex segretario, dopo aver sbattuto la porta in faccia al suo partito con parole durissime, adesso si porta a casa una sconfitta personale e politica. Che é poi la prima, vera sconfitta politica di Letta, che di Zingaretti é stato lo sponsor. Sarà dunque l’ex ministro Gualteri, che dovrà essere incoronato dalle primarie (di partito o di coalizione?) che si svolgeranno a fine mese, a confrontarsi con Virginia Raggi, avversaria in Comune e alleata in Regione, con Carlo Calenda, appoggiato a quanto pare anche da Italia viva, Più Europa e radicali e da un candidato di centro-destra ancora ignoto, ammesso che sia uno solo. Carlo Calenda, intanto, se la gode, e sostiene che il candidato del Pd, dopo il veto su Zingaretti, “lo hanno scelto i grillini”. Ai socialisti romani, che in questi mesi hanno lavorato parecchio, la scelta sul che fare.

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