giovedì, 5 Agosto, 2021

Sulla decriminalizzazione delle sostanze stupefacenti. Parte 5

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L’industria delle droghe legata agli stupefacenti è un mercato all’avanguardia nel processo di produzione, lavorazione e commercializzazione del prodotto psicotropo. La rilevante influenza nell’economia legale, ha indotto il Sistem of National Account (SNA), ad includere, sin dal 1993, anche queste attività illegali nel Prodotto Interno Lordo (Gross Domestic Product – GDP) al fine di rendere

possibile una quantificazione estimativa della redditività derivante dalle attività illecite, l’economia sommersa identificata sotto la dicitura di non-observed economy comprende, anche il ricco traffico di stupefacenti.

Dal 2014 la Comunità Europea ha reso effettivo tra gli Stati membri, l’applicazione del sistema di contabilità nazionale, uniformando la struttura dei conti economici pubblici. Secondo l’Ufficio Statistico della Comunità Europea “l’inclusione delle attività illegali risponde, in particolare, al criterio dell’esaustività dei conti nazionali ed ha l’obiettivo di accrescere la comparabilità delle stime consentendo, tra l’altro, l’utilizzo del reddito nazionale lordo ai fini del calcolo delle risorse proprie UE”.

Vengono accolte nelle stime nazionali, le attività illegali che hanno la caratteristica di transazioni economiche e che, come tali, comportano il mutuo consenso tra le parti; vi rientrano, quindi, di diritto spaccio e prostituzione.

Le attività che la realtà giuridica Italiana qualifica come illegali, sono riconosciute, in paesi come l’Olanda e non solo, quali fonti di reddito per la comunità nazionale.

E’ possibile oggi affermare che l’industria del narcotraffico si è ormai globalizzata, e le sfaccettature ad essa connesse si fondono con l’economia legale e con le vicende politiche ed economiche internazionali. La narco-impresa, lungi dall’essere riconducibile nell’immaginario alle piantagioni gestite dai narcos, ha perso da tempo i connotati della nazionalità. Essa, infatti, costituisce oggi un “enterprise network”, ovvero una rete di imprese, il cui capitale immateriale è costituito dalle “competenze richieste per apportare soluzioni specifiche e, dalle referenze acquisite per l’esecuzione dei corrispettivi servizi” 18. Sono moderni “modelli aziendali” in una struttura d’impresa di tipo piramidale ove in cima troviamo la categoria dei “top management”, mentre i

susseguenti “livelli operativi” si caratterizzano per una compartimentazione stagna delle funzioni ed una specializzazione delle medesime. Il “personale qualificato” è costituito da “intelligenze” di varia natura quali chimici, piloti, avvocati e commercialisti esperti in riciclaggio, che sono parte di una struttura “stabile” e necessariamente socialmente accreditati per le opportune connivenze. Ai livelli più bassi dell’impresa, troviamo gli addetti meno qualificati, cioè coloro che costituiscono la microcriminalità: i pushers di strada, proverbiali “pesci piccoli”, necessariamente e fatalmente assoggettati ad un forte turn-over; essi costituiscono uno “scudo” per coloro che immettono il “bene droga” sul mercato e frammentano in molteplici rapporti, l’identità di colui che commercializza la sostanza stupefacente.

I giovani socialisti sono stanchi del degrado socio economico generato dallo spaccio illegale e della inefficiente militarizzazione dei quartieri. Noi giovani pensiamo che la risposta al problema dello spaccio illegale sia il “Monopolio di Stato” sulle droghe. Lo stesso potrebbe,infatti, garantire il controllo sulla produzione, la commercializzazione e la qualità delle sostanze introdotte nel mercato. Sebbene sospinti da buone intenzioni, non sappiamo se la via da percorrere sia quella giusta. E’ per questo motivo che ti chiediamo di rispondere alle nostre brevi domande https://forms.gle/zYVPeP4kNpgsT4W87

 

 

Parte prima

Parte seconda

Parte terza

Parte quarta

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Riguardo l'Autore

Polemico, pronto alla sfida e disponibile a mettere in discussione la propria idea. Antonio Musmeci Catania è dottore in Giurisprudenza, indirizzo comparato europeo e transnazionale, presso l'Università degli Studi di Trento. Si laurea nel 2016 con la tesi di ricerca in sociologia del diritto dal titolo: "Decriminalizzazione di alcune attività criminali: La regolamentazione delle sostanze stupefacenti – Nuova politica di contrasto alla macro e micro criminalità organizzata". Ad oggi collabora con il mensile Mondoperaio e con l'Allora! Il giornalino degli italiani in Australia. Dopo una breve esperienza in qualità di sottufficiale della marina mercantile italiana riprende gli studi grazie alla borsa di studio per merito della Fondazione Roma Terzo Pilastro Internazionale e nel 2019 si diploma al master di II livello Lumsa in “Esperti in politica e relazioni internazionali” con la tesi di ricerca in storia del pensiero politico dal titolo: "La democrazia governante, Craxi e la grande riforma - Le resistenze partitiche alla necessità di cambiamento". A seguito dello stage presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Pubblica Amministrazione - ufficio per le attività internazionali-, decide di approfondire le tematiche relative al made in Italy attraverso il master in Global Marketing, Comunicazione & Made in Italy realizzato dal Centro Studi Comunicare l'Impresa in collaborazione con la Fondazione Italia Usa. Ad oggi lavora, studia e continua a scrivere per voi!

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